Coronavirus: controlliamo la paura

Autore: Dott.ssa Francesca Fossi

In una situazione emergenziale come quella attuale è importante salvaguardare oltre la salute fisica anche il benessere psicologico

In questo momento ci troviamo di fronte ad una situazione che potremmo definire “disastro collettivo”: i disastri sono eventi comuni e complessi in cui la quotidianità e gli aspetti che fino a quel momento erano certi, stabili e sicuri, diventano improvvisamente instabili.
La ricerca ha messo in evidenza come il trauma psicologico causato da disastri collettivi può interferire con le nostre funzioni sociali, cognitive ed emotive: il dolore e il trauma coinvolge non solo gli individui malati (o le persone in qualche modo legate alla persona malate) ma anche il gruppo e la comunità, in questo caso tutto il mondo.

Emergenza sanitaria collettiva

Il termine pandemia indica un tipo particolare di epidemia la cui diffusione è talmente ampia da interessare più aree geografiche diverse del mondo, con un alto numero di casi gravi e una mortalità elevata. Secondo l’OMS le condizioni per cui si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre:

  • la comparsa di un nuovo agente patogeno (ad esempio un virus o un batterio sconosciuti);
  • la capacità di tale agente patogeno di colpire gli uomini, creando gravi patologie;
  • la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio oppure tramite un oggetto capace di trasformare patogeni trasferendoli da un individuo ad un altro per contatto

La paura, un sentimento comune

Una delle emozioni primarie che in questo momento prova una gran parte della popolazione mondiale è la paura: emozione primaria fondamentale per la nostra difesa e sopravvivenza che ci permette di metterci in salvo dai pericoli. Una limitata dose di allerta è necessaria per potersi attivare senza perdere lucidità. Ma in questi giorni abbiamo assistito ad un eccesso di allerta: un esempio ne è stato l’affollamento dei supermercati per il timore di non riuscire a rifornirsi di scorte alimentari, portando ad una concentrazione di molte persone in luoghi chiusi e aumentando la possibilità di favorire la diffusione del virus o quando in molti si sono messi in viaggio per rientrare presso i propri domicili.
Ma la paura può diventare panico o ansia generalizzata o ancora ipocondria.
Nel caso dell’ansia, un pericolo limitato e contenuto di contagio viene generalizzato percependo ogni situazione come rischiosa e allarmante; nel caso dell’ipocondria siamo invece in presenza di un’eccessiva preoccupazione e si percepisce ogni minimo sintomo come un segnale di coronavirus.

Oltre la paura

Oltre all’emozione della paura, vi sono altre possibili e comuni reazioni al coronavirus che possono durare alcuni giorni e/o alcune settimane:

  • intrusività: immagini ricorrenti dell’evento che possono riguardare un vissuto personale o delle immagini viste in tv (ad esempio vedere  i soccorritori con “tute d’astronauti” portare via un malato);
  • evitamento: tentativo di evitare pensieri ed emozioni correlati al trauma;
  • iperarousal: aumentata attivazione psicofisiologica ad esempio allerta alta a ogni nuova notizia;
  • umore depresso e pensieri negativi.

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