Psicoterapia e Psicoanalisi, quali percorsi?

Autore: Prof. Antonio Lo Iacono

Il comune denominatore delle varie Psicoterapie è la relazione con il Terapeuta, ma prima di compiere una scelta è importante valutare la propria motivazione al possibile cambiamento

Non solo piacere, gioia e amore ma, purtroppo, anche disagio e sofferenza psichica sono caratteristiche peculiari del genere umano. Incidenti di percorso, magari attribuiti da qualcuno agli spiriti maligni, da qualcun altro a squilibri dell’organismo, alla genetica o a possibili traumi. Da sempre si è cercato un modo per contrastare questo malessere così specifico dell’individuo, spesso collegato proprio alla consapevolezza dei propri limiti e del proprio destino. I primi guaritori si occupavano sia del corpo che dell’anima delle persone; il guaritore primitivo è un saggio che arriva a occupare tale posizione dopo un lungo addestramento; quando non è ispirato, fa uso di droghe; quando è ispirato, è in grado di autoipnotizzarsi; parliamo dello sciamano che, in definitiva, usa metodi di guarigione psicologici. È interessante considerare quanto la suggestionabilità delle persone può essere utile per acquisire negatività o positività nella propria visione del mondo, è noto per esempio come l’effetto placebo e/o l’effetto nocebo possa contribuire in modo determinante alla guarigione o all’aggravamento di una malattia.

Psicoanalisi e Psicoterapie analitiche

Da più di un secolo la Psicoanalisi è entrata nell’inconscio e nella cultura di moltissime popolazioni e sarebbe un’impresa impossibile parlarne in poche righe. Tuttavia è importante ribadire che, come espresso dallo stesso Freud, più che una terapia sia stata soprattutto una scuola di pensiero, una filosofia che ha condizionato la nostra cultura e la nostra società.
Ci sono poi varie Psicoterapie analitiche che, uscendo dall’ortodossia, si sono ispirate al pensiero freudiano. Le scuole a indirizzo analitico presenti in Italia, sono infatti numerose e si possono suddividere in freudiane, adleriane, junghiane, ecc., a seconda dei vari autori di riferimento, considerando anche le evoluzioni che hanno subito nel tempo, come la Psicosintesi di Roberto Assagioli, la Logoterapia o l’Analisi esistenziale di Viktor Frankl.

L’approccio cognitivo e le Terapie di gruppo

Un’importante corrente è quella degli Psicoterapeuti a indirizzo cognitivo-comportamentale che hanno una tradizione di ricerca scientifica iniziata con i primi studi di Ivan Pavlov sui riflessi condizionati e proseguita poi con numerosi studi sperimentali. In Italia questo indirizzo è stato sviluppato soprattutto da Vittorio Guidano e Giovanni Liotti.
I concetti di base dell’approccio sistemico-relazionale derivano dalla Teoria dei sistemi e dalla Cibernetica. Secondo tale approccio i sintomi e il disagio del singolo individuo sono il risultato di un intersecarsi complesso tra esperienza della persona, modalità e qualità delle relazioni più significative e capacità cognitive di autovalutazione della propria situazione. Questo approccio si addice molto alla Terapia della famiglia e alla terapie dei disturbi alimentari. In Italia, Mara Selvini Palazzoli, a Milano negli anni ‘60 fonda il Centro per Studio della Famiglia ispirata alla Terapia sistemica familiare della “Scuola di Palo Alto” e il Mental Research Institute. Riguardo le Psicoterapie di gruppo, con la Gruppoanalisi abbiamo a disposizione un modello di terapia di gruppo a orientamento psicodinamico, derivata dal lavoro clinico di Wilfred Bion e Siegfried Heinrich Foulkes che risale agli anni ‘40, sviluppatasi in seguito anche in Italia per opera di Leonardo Ancona. Ispirati dal pensiero di Jacob Moreno nel nostro paese si sono sviluppati poi vari tipi di Psicodramma, una “terapia attiva” che potremmo chiamare espressiva, quindi non solo verbale, con differenti regole e modalità.

L’approccio umanistico

L’unica voce che negli anni ’60 riesce a contrastare il dominio quasi assoluto della Psicoanalisi e delle Psicoterapie cognitivo-comportamentali è quella chiamata appunto “terza forza”, o Psicologia Umanistica. Questo approccio è caratterizzato dall’accettazione del Paziente, dall’empatia e corrispondenza del Terapeuta verso il proprio vissuto e mondo interiore; è ispirato da Carl Rogers e altri pionieri di questa corrente che esprime creativamente sempre metodi nuovi in Psicoterapia. La scuola di Psicologia Umanistica in Italia comincia ad affermarsi negli anni ’70 quando un gruppo di Psicologi umanistici fonda l’Associazione di Psicologia Umanistica Italiana (tra gli altri sono presenti: Luigi De Marchi, Michele Festa, Antonio Lo Iacono, Camillo Loriedo, Maria Rita Parsi, Riccardo Zerbetto). Caratteristiche della Psicologia Umanistica sono le tecniche di crescita personale chiamati “Gruppi d’incontro modello Esalen” (California), proposti soprattutto da Michele Festa e Antonio Lo Iacono. Il movimento umanistico è inclusivo e unisce varie scuole: la Psicoterapia della Gestalt, l’Analisi Transazionale, la terapia Centrata sulla persona, la Psicoterapia Reichiana, l’Analisi Bioenergetica, qui finalmente anche il corpo diventa protagonista dell’analisi.

Un percorso per il cambiamento

Tranne rari casi di incompetenze professionali, in genere non ci sono controindicazioni per un percorso di Psicoterapia, ma è essenziale che chi la sceglie abbia una propria motivazione per mettersi in discussione e facilitare un possibile cambiamento nella propria situazione. La spinta alla Psicoterapia può essere un generico disagio esistenziale, un lutto non elaborato, un disturbo della personalità, ansia, patologie alimentari, dipendenze compulsive, ossessioni, fobie, sintomatologie psicotiche (coadiuvate, in genere, da assunzioni di psicofarmaci), forme depressive, disagi relazionali, sessuali, affettivi, di coppia, familiari, lavorativi, interpersonali e sociali. In genere, dopo un’analisi della domanda, una psicodiagnosi e un’analisi del comportamento e del carattere, si comincia ad accompagnare il Paziente nel percorso di possibile cambiamento, cercando di ricostituire o rafforzare l’efficienza funzionale della personalità; per fare ciò è indispensabile che si stabilisca un’alleanza terapeutica tra Psicoterapeuta e Paziente, quindi una cooperazione permanente al processo di cura e di evoluzione personale.


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