Ambiente e qualità dell'invecchiamento

Autore: Dott. Agostino Di CiaulaProf. Piero Portincasa

L’esposizione a fattori ambientali negativi può influenzare negativamente la qualità del processo di invecchiamento 

Il nostro Paese sta invecchiando. Con l’aumento progressivo del numero di anziani, aspetti come il mantenimento della vitalità, la resilienza e la conservazione nel tempo di un accettabile livello di salute e di autonomia funzionale dovrebbero essere considerati fattori di primaria importanza, non solo in termini di benessere soggettivo ma anche per garantire la sostenibilità economica del sistema sanitario.
Il concetto di “lunga vita” dovrebbe lasciare il posto, in termini di priorità, a quello di “lunga vita in buona salute”, obiettivo che non può essere perseguito senza un’adeguata considerazione della qualità dell’ambiente e degli stili di vita.

Aspettativa di vita e invecchiamento in salute

Durante l’evoluzione della nostra specie l’aspettativa di vita è progressivamente aumentata, sino quasi a raddoppiare. Questo processo ha subito una decisa accelerazione soprattutto nell’ultimo secolo, con un rapido aumento del numero di persone che superano i 65 anni. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite (anno 2019), a livello mondiale, nell’anno 2018, per la prima volta il numero di persone con oltre 65 anni ha superato quello dei bambini sotto i cinque anni di età. Secondo lo stesso rapporto, entro il 2050 il numero degli ultrasessantacinquenni sarà più del doppio rispetto a quello dei bambini con meno di 5 anni. Questa transizione demografica deriva principalmente dalla drastica riduzione dei tassi di fertilità (da una media di 5 bambini per donna nel 1960, a 2.5 oggi), dalla riduzione della mortalità per malattie infettive e dalla continua evoluzione delle capacità diagnostico-terapeutiche.
D’altra parte, tuttavia, l’invecchiamento progressivo della popolazione genera rilevanti problemi gestionali, soprattutto a causa delle ingenti risorse socio-economiche necessarie a garantire un’adeguata assistenza sociosanitaria in età avanzata e in condizioni di disabilità. Il problema più rilevante, dunque, non appare essere tanto l’allungare la durata di vita, quanto il mantenere il più a lungo possibile vitalità e buona salute durante il fisiologico processo di invecchiamento. Durata di vita e durata del periodo di vita passato in buona salute non sono aspetti necessariamente correlati tra loro. Anzi, di solito appaiono chiaramente dissociati.

I fattori genetici e ambientali

Studi su modelli animali hanno dimostrato che fattori genetici possono contribuire a determinare un’estensione della durata della vita ma senza benefici in termini di conservazione della salute. In questo caso, un allungamento della durata di vita può semplicemente portare a un prolungato periodo di fragilità e sofferenza.
Da questo punto di vista, la qualità dell’ambiente e la prevenzione primaria sono fattori chiave nelle politiche necessarie per raggiungere l’obiettivo del “lungo benessere”.
Circa il 23% dei decessi globali e il 22% delle disabilità globali durante il corso di vita (DALY) possono essere attribuiti a fattori ambientali, enormemente implicati soprattutto nella promozione e progressione delle malattie cronico-degenerative, oltre che del cancro. L’incidenza di malattie neurologiche croniche come la Demenza, il Parkinson, la Malattia di Alzheimer, ma anche di malattie metaboliche come Obesità e Diabete di tipo 2 sta progressivamente aumentando ovunque nel mondo, raggiungendo proporzioni di tipo epidemico. D’altra parte, le relazioni tra queste malattie e gli inquinanti ambientali sono molto ben documentate.

Invecchiamento e fattori ambientali negativi

Il processo di invecchiamento inizia già al momento del concepimento. La progressione dell’età non è ciò che causa gli effetti dell’invecchiamento ma, al contrario, rappresenta un indicatore di effetti accumulati nel tempo e generati da molteplici altre cause.
Ogni anziano è diverso dall’altro in termini di autonomia funzionale. Alcuni riescono a conservare il livello di attività di un trentenne, mentre molti altri falliranno questo obiettivo e finiranno con il richiedere assistenza a tempo pieno.
Ciò che sembra determinante è l’azione concomitante di molteplici fattori di stress ambientale già a partire  dalla prima infanzia. Studi condotti sia su modelli animali che sull’uomo hanno dimostrato che l’esposizione a fattori ambientali negativi già in utero può aumentare il rischio di insorgenza di numerose malattie croniche in età adulta e, di conseguenza, influenzare negativamente la qualità del processo di invecchiamento.


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