Fibromialgia e attività fisica

Autore: Dott.ssa FT Emanuela De Martino

Un esercizio motorio costante produce effetti positivi sul dolore, sulla capacità di movimento e sul mantenimento della funzionalità nelle attività della vita quotidiana 

Dolori diffusi ai muscoli e alle articolazioni, stanchezza cronica, sonno non riposante, spesso accompagnati da stati di ansia, alterazioni dell’umore o depressione vera e propria: ecco la situazione che si trova ad affrontare ogni giorno il Paziente affetto da Fibromialgia.

Una malattia multifattoriale

Questa subdola malattia reumatica insorge prevalentemente nelle donne tra i 30 e i 50 anni e, nonostante sia relativamente frequente (ne soffre il 3,5 % della popolazione femminile, e il 20% dei Pazienti reumatologici), si stima che in 3 casi su 4 non venga correttamente diagnosticata.
Da dove arrivi e come si sviluppi, ad oggi non è possibile dirlo con certezza. Come tutte le malattie definite “multifattoriali”, sembrerebbe essere causata da una sfavorevole combinazione di fattori genetici, neurobiologici, comportamentali e psicologici.
Tuttavia, negli ultimi anni, un grande lavoro di studio e ricerca è stato fatto per comprendere meglio i meccanismi del dolore cronico, che rappresenta il quadro clinico prevalente nel Paziente fibromialgico.

La percezione del dolore

Questi studi hanno permesso di spiegare meglio come avviene la percezione del dolore nell’individuo sano, e come questo meccanismo sia alterato nei soggetti con dolore cronico. In una condizione fisiologica, quando il corpo riceve uno stimolo potenzialmente doloroso (ad esempio quando si tocca una pentola bollente), questa stimolazione viene recepita a livello periferico dalle terminazioni nervose nella mano, quindi trasmessa al sistema nervoso centrale (cervello). È il cervello che decide se quello stimolo è dolore, combinando l’informazione ricevuta dal nervo periferico con una serie di altre informazioni (esperienza, situazione in cui ci si trova, ecc.). Questo è il motivo per cui, a parità di stimolo (pentola che scotta), una persona potrebbe sentire dolore e allontanare la mano, mentre il cuoco indaffarato in cucina riesce a mantenere la presa sulla pentola.
Nel Paziente fibromialgico, i meccanismi di elaborazione del dolore a livello cerebrale si sono dimostrati alterati. A parità di stimolo, questi soggetti sono più sensibili e meno in grado di “filtrare” le informazioni che arrivano dalla periferia. L’ipersensibilità neurobiologica tende inoltre ad aumentare in condizioni particolari, ad esempio in presenza di stress o stati emotivi alterati, facendo sì che i Pazienti sperimentino più spesso situazioni di dolore, anche in assenza di stimoli dolorosi veri e propri.
Queste nuove conoscenze hanno suggerito approcci terapeutici mirati per il trattamento della Fibromialgia. In particolare, mentre l’utilizzo di farmaci ad azione antidolorifica locale risulta spesso inefficace, alcuni effetti favorevoli sono stati visti tramite l’impiego di sostanze che agiscono sul sistema nervoso centrale, quali antidepressivi, antiepilettici, e cannabinoidi. Tuttavia, data la multifattorialità della malattia, l’approccio integrato di terapia farmacologica, psicologica e fisica costituisce la pratica medica di eccellenza in questa popolazione clinica.

Terapia fisica per la Fibromialgia

Nel 2015 l’European League Against Reumathism (EULAR) ha pubblicato una revisione delle migliori evidenze esistenti sul trattamento della Fibromialgia, raccomandando fortemente l’esercizio motorio per i suoi effetti positivi sul dolore, sulla capacità di movimento e sul mantenimento della funzionalità nelle attività della vita quotidiana. In particolare, l’attività fisica (sia di tonificazione che aerobica) nei Pazienti fibromialgici è stata associata ad un miglioramento del dolore percepito e di altri sintomi, quali i disturbi del sonno, la fatica e la rigidità mattutina.

Esercizio fisico costante

Quale attività motoria è maggiormente indicata in presenza di Fibromialgia? Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono che l’efficacia dell’allenamento dipenda più dalla costanza con cui ci si allena, piuttosto che dalla specifica tipologia di esercizio.
In altre parole, i maggiori benefici li avranno quei Pazienti che inseriranno l’esercizio fisico nella routine della loro settimana come una buona abitudine, piuttosto che come un’attività occasionale svolta in un periodo limitato. Per questo è importante scegliere l’attività in base ai propri gusti e inclinazioni, in contesti che motivino e favoriscano il suo svolgimento per lunghi periodi di tempo. A questo scopo, un buon suggerimento è quello di trovare un’attività da svolgere in gruppo, idealmente con persone che condividono le stesse problematiche di salute: la forza del gruppo, la condivisione di difficoltà e successi si dimostreranno un’ottima arma per sostenere nel tempo l’impegno necessario all’allenamento.


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