Autore: Prof. Paolo Ranalli

Studi scientifici concludono che l’attuale pandemia è legata ai cambiamenti climatici e all’emergenza ecologica che sta vivendo il nostro ecosistema 

La pandemia che stiamo vivendo ha stravolto la nostra quotidianità e non sappiamo quando potremo tornare alla nostra vita normale, in aula o al lavoro. Peggio, non sappiamo se ci sarà ancora un lavoro ad attenderci, se le aziende sapranno rialzarsi, schiacciate dalla peggiore crisi economica dal dopoguerra. Avremmo potuto evitare questo disastro? Forse si.

Coronavirus e clima, due crisi, una sola soluzione

Robuste evidenze scientifiche accreditano questa crisi sanitaria all’emergenza ecologica. La continua distruzione degli spazi naturali costringe infatti molti animali selvatici, portatori di malattie pericolose per l’uomo, a trovarsi a convivere a stretto contatto con le persone. Come scrive Quammen, “Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro, come polvere che si alza dalle macerie”.
Si susseguono i morbi trasmessi dagli animali per Zoonosi, l’ultimo, in ordine di tempo, è proprio il Covid-19. Sappiamo, con certezza, che questa è solo la prima di altre crisi, sanitarie, economiche o umanitarie, dovute al cambiamento climatico e ai suoi frutti avvelenati. Estati sempre più torride e inverni sempre più caldi, inondazioni e siccità distruggono già da anni i nostri raccolti, causano danni incalcolabili e vittime sempre più numerose. L’inesorabile aumento delle temperature ci porterà malattie infettive tipiche dei climi più caldi o ancora del tutto sconosciute, rischiando di farci ripiombare in nuove epidemie. Si susseguono i morbi trasmessi dagli animali per Zoonosi, l’ultimo, in ordine di tempo, è proprio il Covid-19. Sappiamo, con certezza, che questa è solo la prima di altre crisi, sanitarie, economiche o umanitarie, dovute al cambiamento climatico e ai suoi frutti avvelenati. Estati sempre più torride e inverni sempre più caldi, inondazioni e siccità distruggono già da anni i nostri raccolti, causano danni incalcolabili e vittime sempre più numerose. L’inesorabile aumento delle temperature ci porterà malattie infettive tipiche dei climi più caldi o ancora del tutto sconosciute, rischiando di farci ripiombare in nuove epidemie. Si susseguono i morbi trasmessi dagli animali per Zoonosi, l’ultimo, in ordine di tempo, è proprio il Covid-19. Sappiamo, con certezza, che questa è solo la prima di altre crisi, sanitarie, economiche o umanitarie, dovute al cambiamento climatico e ai suoi frutti avvelenati. Estati sempre più torride e inverni sempre più caldi, inondazioni e siccità distruggono già da anni i nostri raccolti, causano danni incalcolabili e vittime sempre più numerose. L’inesorabile aumento delle temperature ci porterà malattie infettive tipiche dei climi più caldi o ancora del tutto sconosciute, rischiando di farci ripiombare in nuove epidemie.

Il ruolo dell’Agricoltura

In questo scenario irrompe il ruolo dell’Agricoltura, prima di tutto perché è la fonte del cibo. Mai come in questa pandemia, l’Agricoltura è assurta ad una importanza che in tempi normali non viene percepita. Il timore che mancassero i generi alimentari ha provocato file immense davanti ai supermercati, ha fatto riscoprire i piatti della tradizione ed è stato un boom di pane, pasta e dolci fatti in casa.
Il ruolo dell’Agricoltura è centrale nella vivibilità del Pianeta, nella tutela della biodiversità e nella garanzia dell’accesso al cibo. La prerogativa delle piante verdi di assorbire anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera per la sintesi di materia organica e di rilasciare ossigeno (O2) rappresenta il cardine che regge l’equilibrio degli ecosistemi e la salubrità dell’ambiente. Per molte ragioni, non sempre è così! L’intensificarsi dei sistemi agricoli per aumentare le produzioni accentua l’emissione di gas nell’atmosfera che aggravano in modo significativo i cambiamenti climatici. Grandi sforzi sono in atto per promuovere un’Agricoltura di precisione, meno dipendente dai presidi chimici e in grado di svolgere un’azione mitigatrice; da un altro lato, le Scienze genetiche e agronomiche sono impegnate a sviluppare nuove cultivar e strategie colturali resilienti, ovvero adatte a resistere agli stress ambientali (termici, idrici, fitosanitari) sempre più ricorrenti.

Pandemie negli umani e vegetali

La pandemia è figlia della globalizzazione ed ha stretti punti di contatto con il mondo dell’Agricoltura. A ben vedere, anche in quest’ultimo ritroviamo, talora, i connotati di pandemie provocate non da un virus che attacca gli umani, bensì da microrganismi parassiti (virus, batteri, funghi, insetti) che colpiscono e si diffondono in popolazioni di piante. In questi casi, l’equivalente dello “spillover” (traboccamento) umano è rappresentato dal “salto” di habitat cui alcune specie di vegetali (sia piante coltivate che forme microbiche parassite) vanno incontro con lo spostamento da un posto all’altro.
La forte concentrazione di persone nelle aree urbane e la destagionalizzazione dei consumi (per esempio, il desiderio di mangiare le fragole a Natale!) provocano lo spostamento continuo di generi alimentari (frutta, ortaggi, carne, manufatti) da un emisfero all’altro pianeta ad opera delle grosse catene di distribuzione.
Tali eventi sono molto frequenti in un mondo globalizzato e fortemente interconnesso. Ciò può causare l’arrivo in nuovi luoghi di malattie delle piante (virus, batteri, funghi) che viaggiano all’interno delle stesse merci e che sfuggono ai controlli di quarantena nei porti di sbarco.


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