Autore: Prof. Alberto Ritieni

Studi scientifici confermano le proprietà terapeutiche della Canapa e dei suoi derivati alimentari, chiarendo in quali situazioni può apportare reali benefici 

Osteggiata per decenni, la Canapa è recentemente salita alla ribalta grazie al suo utilizzo a scopo medicinale. Numerosi infatti sono gli studi scientifici che confermano le proprietà terapeutiche della pianta, chiarendo in quali situazioni può apportare reali benefici.
Utilizzata in Cina, già nel 2737 a.C., per le sue proprietà curative, nell’Europa occidentale la Canapa è stata una fonte di fibre, tessuti e cordami fino a poco prima della Seconda Guerra Mondiale; ma nel 1961, quando l’ONU la classificò come “stupefacente”, la sua diffusione subì una forte riduzione.

La pianta

La Canapa (Cannabis sativa L.) è una specie del genere “Cannabis var. indica”, della famiglia delle Cannabidaceae. È una pianta erbacea a ciclo annuale che può arrivare fino a 1,5-2 metri di altezza; presenta fiori maschili (staminiferi) riuniti in pannocchie terminali o infiorescenze femminili (pistilliferi) dove si concentra la maggior percentuale di cannabinoidi, quindi di principi farmacoattivi.
La pianta germina in primavera per poi fiorire in estate inoltrata; richiede poche ore di luce, nel caso della Cannabis sativa L., più equatoriale e la cui fioritura dura da 14 a 16 settimane, mentre la Cannabis indica, pianta subtropicale/temperata che produce molto più THC rispetto all’altra varietà, fiorisce se esposta al sole per 8-10 settimane.

Proprietà farmacologiche dei cannabinoidi

La Canapa produce alcune sostanze farmacologicamente attive chiamate cannabinoidi e, dei cinque più interessanti di origine naturale, quattro si ritrovano nella pianta fresca: cannabicromene, cannabigerolo, cannabidiolo e tetraidrocannabinolo, detto anche THC (mentre il cannabinolo CBN rappresenta la forma degradata del THC, e presenta deboli proprietà psicoattive).
Il profilo dei cannabinoidi consente di classificare la Canapa in due chemiotipi: il primo è tipico della Canapa per uso industriale e terapeutico, mentre il chemiotipo detto THC comprende la Canapa destinata a prodotti per uso strettamente terapeutico.
Il THC, che è un composto lipofilo (si scioglie nelle molecole di grasso) e volatile, presenta spiccate attività psicotrope (agisce cioè sulle funzioni psichiche) ed è contenuto nelle preparazioni di farmaci galenici.
Il THC è assorbito rapidamente per inalazione con una biodisponibilità del 18%, per cui la sua concentrazione sierica è massima in 15 minuti per poi calare rapidamente, distribuendosi nei vari tessuti vascolarizzati come ad esempio cervello, fegato e rene. La degradazione del THC si completa in circa 56 ore e viene eliminato di solito attraverso la bile. Il THC si lega a specifici recettori che si trovano nel sistema nervoso centrale inibendo il dolore, mentre il CBD (altro cannabinoide presente nella pianta) è localizzato nelle cellule del sistema immunitario.

Proprietà curative

I cannabinoidi sono molecole terapeuticamente attive, utili per alleviare alcuni sintomi (singoli o coesistenti) nell’ambito delle cure palliative riducendone la loro posologia. L’uso della Cannabis non è pertanto una terapia, ma deve essere considerata come un trattamento sintomatico a supporto delle terapie convenzionali, o per ridurre gli effetti collaterali o per incrementare la posologia del principio terapeutico. In Italia, gli usi della Cannabis per uso medico sono definiti nel DM del 9 novembre 2015. La pianta ha infatti importanti proprietà curative confermate da numerosi studi scientifici:

  • riduce il dolore associato a malattie con forti spasticità (Sclerosi Multipla, lesioni del midollo spinale) e resistente alle terapie convenzionali;
  • riduce il dolore cronico, soprattutto quello neurogeno (determinato cioè da una lesione o da una disfunzione nel sistema nervoso), in cui gli antinfiammatori non steroidei, i farmaci cortisonici o gli oppioidi sono inefficaci;
  • contrasta nausea e vomito dovuti a Chemioterapia, Radioterapia e terapie per l’HIV;
  • aumenta l’appetito nella Cachessia (stato di deperimento generale), Anoressia o nel recupero dell’appetito in Pazienti oncologici o affetti da AIDS, e nell’Anoressia nervosa non trattabile con i normali farmaci;
  • provoca l’abbassamento della pressione arteriosa nel trattamento del Glaucoma resistente;
  • riduce i movimenti involontari di viso e corpo nella Sindrome di Tourette;
  • grazie alle proprietà neuroprotettive e antiossidanti del cannabidiolo (CBD), agisce sull’infiammazione in caso di malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson e Malattia di Huntington);
  • ha un’azione coadiuvante anticancerogena grazie all’azione dei cannabinoidi che spingono le cellule malate ad auto-distruggersi, preservando quelle sane;
  • riduce l’ansia e migliora l’umore, migliorando quindi la qualità della vita

Cosa dice la legge?

L’uso della Cannabis per uso ludico in Italia è tuttora illegale e disciplinato dal D.P.R. n. 309/1990, ovvero il “Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”. L’uso medico della Cannabis richiede la prescrizione medica, mentre i prodotti alimentari o gli integratori derivanti da coltivazioni di Cannabis sativa L. per uso strettamente industriale e a bassissimo livello di THC, sono destinati alla libera vendita. Il limite legale per la vendita di tali derivati e della Cannabis non lavorata deve essere sempre inferiore al valore di 0,6% di THC.


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