Farmaci, uso o abuso?

Autore: Dott. Enrico Delfini

Quali strategie?

Ad aumentare la complessità del quadro dobbiamo considerare altri due elementi. In primo luogo nessun politico e nemmeno un organismo tecnico come l’Agenzia del Farmaco ha piacere di essere considerato come quello che “toglie dei farmaci a chi ne ha bisogno”. Occorre inoltre valutare la differente visione del problema a seconda che consideri lo scenario in termini generali, o relativamente ad un singolo Paziente. Per spiegare meglio questi concetti, è utile fare un esempio pratico. Tra le voci di spesa più importanti nel settore farmaceutico, il SSN spende circa un miliardo di euro per i farmaci contro l’Ulcera e il Reflusso gastrico (il 4,2% della spesa totale). Si tratta di un costo enorme e, oggettivamente, nella grande maggioranza dei casi questi prodotti vengono utilizzati per problemi clinici non particolarmente severi. Allo stato attuale, peraltro, essi (tenendo conto delle Note Aifa sulla rimborsabilità e le indicazioni in scheda tecnica) possono in modo legittimo essere prescritti anche in casi non gravi. Per ridurre la spesa per questo tipo di farmaci esistono due possibili strategie: la prima soluzione potrebbe essere la ricollocazione di questi farmaci in fascia C, ovvero a pagamento, impiegando le risorse risparmiate per l’acquisto di quei farmaci innovativi per la cura di Patologie molto più gravi. Una seconda possibilità di azione invece va proprio nella direzione di non prendere decisioni drastiche centrali ma insistere su operazioni di pressione o di convincimento verso i Medici prescrittori. Questo significherebbe però trovarsi in un continuo conflitto Medico-Paziente. 

Tutelare il singolo

La differenza fondamentale, in questo scenario, è che mentre il legislatore deve fare scelte e prendere decisioni, anche difficili, con l’obiettivo del benessere generale della popolazione, il Medico di Famiglia non può privare il proprio Paziente delle cure richieste. Di fronte al suo Medico, il singolo Paziente si aspetta legittimamente che questi faccia le scelte migliori nel suo specifico interesse. In questo senso anche il Medico deve attenersi alla sua coscienza e deontologia; pur consapevole delle difficoltà e ripercussioni economiche generali, non è pensabile che, di fronte ad un singolo assistito che presenta un sintomo o una malattia per cui esiste una soluzione che rientra nei parametri per una prestazione gratuita, faccia un passo indietro in nome di un superiore interesse generale. A soffrirne sarebbe proprio quel rapporto di fiducia, quella “alleanza terapeutica” che è alla base della Medicina generale, come è stata intesa (almeno in Italia) da molti decenni. 


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