Autore: Dott. Marco Biagi Prof.ssa Elisabetta Miraldi

Il Tarassaco svolge una funzione depurativa e drenante, favorendo un generale senso di leggerezza e benessere 

Il Tarassaco (“Taraxacum officinale” G.H. Weber ex Wigger) è considerato da tutti i giardinieri un’erbaccia, un’erba infestante, ma chi si occupa di Fitoterapia conosce bene le straordinarie virtù di questa specie, ricca di una reputazione medicinale più che millenaria.
Le nostre nonne, e molte generazioni di donne prima di loro, erano solite utilizzare il Tarassaco come depurativo nelle cure di primavera, per eliminare le sostanze tossiche accumulate durante la stagione invernale.

La pianta

Il Tarassaco è un’erba perenne grazie al suo rizoma verticale che continua verso il basso con una radice a fittone; ha foglie lanceolate e irregolarmente incise disposte a rosetta a filo del terreno. Dalla rosetta, all’inizio della primavera, compaiono le vivaci infiorescenze, che fra le prime tingono di giallo i nostri prati. Al nome Tarassaco, si accompagnano una serie di nomi popolari molto descrittivi, come “soffione”, per le caratteristiche infruttescenze dotate di pappo, un’appendice piumosa che permette una facile dispersione dei semi ad opera del vento; “dente di leone”, per la caratteristica incisione delle foglie, che sembrano terminare con dei grossi denti; “pisciacane” o “piascialetto”, con riferimento alla ben conosciuta attività diuretica.

I principi attivi

Il Tarassaco appartiene alla famiglia delle Asteraceae (la famiglia della camomilla e del carciofo) e più precisamente alla sottofamiglia delle Cichoriae, cui appartengono anche la cicoria e la lattuga, tutte specie selvatiche che hanno come caratteristica il fatto di emettere per rottura un lattice bianco e di contenere principi attivi amari (nel nostro caso acido tarassico, tarassacoside, ed altri). Questo sapore piacevolmente amaro rende le foglie di Tarassaco particolarmente gradevoli al palato sia consumate fresche in insalata, sia cotte, mescolate con altre erbe.
Il Tarassaco contiene un fitocomplesso (insieme di sostanze dotate di attività biologica) piuttosto articolato: tra i componenti più importanti spiccano i flavonoidi, i sesquiterpeni (inclusi gli eusmanolidi amari), i triterpeni e gli steroli vegetali; un’altra componente non trascurabile è la frazione minerale, tanto che le ceneri sono costituite per circa il 30% di potassio.

Riequilibra la flora batterica intestinale

Un discorso a parte merita il contenuto in polisaccaridi e, in maniera particolare, in inulina. Si tratta di una fibra solubile, composta da lunghe catene di fruttosio. Nonostante, come tutte le fibre, risulti indigeribile per l’uomo, l’inulina possiede caratteristiche nutraceutiche molto interessanti.
Grazie alla sua capacità di favorire la digestione e regolarizzare la funzionalità intestinale, è un ingrediente tipico di molti integratori alimentari. L’aspetto più interessante di questa fibra riguarda la sua capacità di elevare la percentuale di bifidobatteri e lattobacilli nella flora microbica intestinale, diminuendo contemporaneamente la densità dei batteri nocivi.
L’inulina si trova principalmente nella radice che in autunno ne può contenere fino al 40%. Dunque si configurano due diversi periodi di raccolta: l’autunno, periodo in cui si utilizza prevalentemente la radice, che viene poi tostata per ottenere surrogati del caffè (come si faceva un tempo con la cicoria), e la primavera (marzo-aprile) per la raccolta della “droga officinale” da utilizzare in Fitoterapia.

Favorisce appetito e digestione

In Fitoterapia si utilizza dunque la pianta intera, comprensiva di radice e rizoma, oppure anche la sola parte aerea. La Commissione E tedesca (agenzia regolatoria governativa che valuta ed approva le erbe medicinali basandosi su dimostrate evidenze di sicurezza ed efficacia) consiglia le parti aeree fresche o essiccate per favorire l’appetito e per il trattamento della Dispepsia (cattiva digestione, senso di pienezza, flatulenza). Tali azioni sono attribuite ai lattoni sesquiterpenici, ai triterpeni e all’inulina. Per questa indicazione il Tarassaco si può usare sotto forma di infuso (un cucchiaio per una tazza d’acqua) o di decotto (4-5 g per una tazza d’acqua). In commercio è reperibile anche la tintura, da utilizzare nella misura di 10-15 gocce per 3 volte al giorno.


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