Adiposità localizzate, che fare?

Per ridurre le adiposità localizzate con risultati sicuri e definitivi, oggi è possibile intervenire in modo poco invasivo

Secondo le più recenti statistiche pubblicate dalle principali Società mondiali di Chirurgia Plastica (International Society of Aesthetic Plastic Surgery - ISAPS, ed American Society of Aesthetic Plastic Surgery - ASAPS), negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un aumento vertiginoso delle richieste di trattamento delle “adiposità localizzate”; non a caso la Liposcultura, un intervento di Chirurgia estetica che permette di rimuovere depositi di grasso da determinate aree del corpo, è stata negli ultimi anni sempre presente tra le cinque migliori procedure più effettuate al mondo.
Tuttavia, in una società dove la richiesta del mininvasivo è progressivamente aumentata, vuoi per non assentarsi troppo dal lavoro, vuoi anche per la paura da sala operatoria che attanaglia sempre un numero alto di Pazienti, negli anni ci sono state diverse proposte non chirurgiche e mininvasive per la riduzione delle adiposità localizzate: sicuramente quella più conosciuta ma anche più controversa è rappresentata dalla Lipolisi iniettiva, ovvero le cosiddette “punturine sciogli-grasso”.

Fosfatidilcolina, facciamo chiarezza

Negli anni, le cosiddette “punturine sciogli-grasso” sono state oggetto di discussioni e dibattiti e ad oggi ci sono ancora molti Pazienti che non hanno ben chiaro il concetto di Lipolisi, o meglio di Adipocitolisi iniettiva. Quando si parla di “punturine sciogli-grasso” la memoria ci porta alla fosfatidilcolina, sostanza impropriamente ritenuta in grado di ridurre gli accumuli di grasso, per un equivoco nato oramai 20 anni fa! Il tutto nacque quando agli inizi del 2000 la Dermatologa Patricia Guedes Rittes iniziò a pubblicare e pubblicizzare la sua tecnica di riduzione non chirurgica delle adiposità localizzate previo infiltrazione di una soluzione di farmaci ed eccipienti, contenenti tra l’altro la fosfatidilcolina. I risultati portati alla luce dalla Dottoressa Rittes furono sorprendenti, ma poca attenzione fu posta nei confronti dei farmaci presenti in questa soluzione che veniva infiltrata, e proprio per questo si ritenne erroneamente che le infiltrazioni di fosfatidilcolina fossero in grado di ridurre gli accumuli di grasso.

Sodio desossicolato, il vero “sciogli-grasso”

Solo pochi anni dopo, il Dermatologo Adam Rotunda, grazie ai suoi studi pose un punto interrogativo molto forte su quanto affermato dalla Rittes; Rotunda fu in grado di dimostrare che il sodio desossicolato, uno dei principi attivi contenuti nella soluzione utilizzata dalla Rittes, fosse in grado “solo o in associazione” con la fosfatidilcolina di indurre una riduzione delle adiposità localizzate dopo sua infiltrazione; pose inoltre l’attenzione sull’assenza di documentazione scientifica che attestasse le stesse capacità della fosfatidilcolina da sola! Dopo queste scoperte scientifiche, tuttavia, si crearono una sorta di fazioni tra “sostenitori della fosfatidilcolina” e “sostenitori del sodio desossicolato”, i secondi in un numero di gran lunga minore data la fortissima diffusione dell’informazione errata dei lavori pubblicati dalla Dottoressa Rittes.
Questo “nodo cruciale” fu sciolto solo nel 2009 da un’altra Dermatologa, la Dottoressa Irvine Duncan, la quale fu in grado di isolare selettivamente tutti i farmaci e gli eccipienti presenti nelle soluzioni utilizzate dalla Rittes e dimostrò che l’unico farmaco presente nella soluzione in grado di sciogliere le cellule di grasso era il sodio desossicolato.
La diffusione dell’errata notizia che la fosfatidilcolina fosse in grado di sciogliere il grasso localizzato si era diffusa a macchia d’olio: potremmo definirla la prima “fake news” della Medicina Estetica del XXI secolo!

Risultati riproducibili e sicuri

Diversi enti regolatori internazionali, tra cui la FDA (Food and Drug Administration) americana, sollevarono un forte ammonimento nei confronti delle soluzioni a base di fosfatidilcolina e sodio desossicolato in quanto la diffusione di questa procedura, priva di standardizzazione, aveva portato alla comparsa di numerose complicanze insorte dopo le iniezioni dei farmaci, in alcuni casi anche molto gravi, come ulcere e perdite di sostanza.
Fortunatamente la ricerca clinica è andata avanti e nel 2015, grazie a diversi studi scientifici, veniva identificata la percentuale di sodio desossicolato e la sua posologia da iniettare in modo da avere risultati riproducibili e sicuri. Il farmaco in questione veniva registrato in Canada e negli Stati Uniti come soluzione per la riduzione non
chirurgica delle Adiposità accumulate sotto il mento.


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