Emergenza Covid-19, dalle misure di contenimento alla graduale ripresa

Autore: Intervista all’On. Sandra Zampa di Antonella Ciana

Facciamo il punto sui vari risvolti sia sanitari che economici della situazione con il Sottosegretario alla salute On. Sandra Zampa

Prima di tutto ci dia un aggiornamento sulle misure di contenimento seguite finora e sui risultati che stanno dando…
I dati ci dicono (in particolare oggi - ndr 5 aprile 2020 - quando si è attestato un segno meno di fronte al numero che riguarda gli accessi alle terapie intensive) che non solo non ci sono stati nuovi accessi, ma che rispetto ai giorni scorsi ce ne sono 75 in meno. Questo è un dato importantissimo per noi, perché conferma che le misure adottate, per quanto dure, funzionano. Gli stessi dati confermano che queste misure sono anche le uniche possibili. Lo dico con rammarico perché nessuno di noi non solo non si diverte a starsene isolato, e privato della propria libertà, ma tanto meno si sta divertendo il Paese che subisce un calo della produzione, un fermo sostanziale dell’economia e delle attività produttive, con la previsione di gravi sofferenze sociali. Dobbiamo però prendere atto che questa malattia non ha ancora una terapia che l’accompagni: non abbiamo l’equivalente di quella che fu, per esempio, la penicillina per le polmoniti del dopo-guerra. Mi sono ricordata in questi giorni che mio padre, nato nel 1929, mi raccontava spesso di come, fosse stato salvato da un inglese che aveva procurato alla sua famiglia la penicillina. Si faceva fatica, all’epoca, a trovarla in un paesino sperduto come quello in cui lui viveva, ma mio padre si salvò così.  Di esempi come questi ne potremmo scegliere quanti ne vogliamo, ma rimane il fatto che nei frangenti attuali la terapia non c’è e che questo è un virus che ci lascia a mani vuote, sia sul piano del vaccino, la soluzione radicale, e quindi sul piano dell’immunizzazione, sia sul piano terapeutico. Purtroppo dobbiamo prendere atto che siamo tutti esposti e trafiggibili. 

A proposito di terapie, avete già qualche risultato preliminare sull’utilizzo dei farmaci antivirali?
AIFA ha validato più di una sperimentazione, ma non mi risulta ancora che ci siano risultati, per quanto si sia parlato di dati incoraggianti riguardo il Tocilizumab. Tuttavia, bisogna prenderci il tempo che occorre. Da quando è arrivato il nuovo Direttore Generale Dottor Nicolò Magrini, un nostro conterraneo che dal suo insediamento ha preso con enorme impegno, serietà e dedizione il proprio incarico. La questione è la priorità dell’AIFA che ha cominciato a lavorarci veramente “a testa bassa”. Ora attendiamo tutti con ansia i risultati importantissimi per le nostre vite anche se occorre la pazienza necessaria a capire quali validi risultati daranno le sperimentazioni. 

Ritiene opportuno procedere anche a una individuazione dei portatori sani, mediante tampone o eventualmente con un dosaggio ematico per rilevare la presenza degli anticorpi?
Il Comitato tecnico scientifico, che lavora anche per aiutare il decisore politico a prendere la strada di un’eventuale riapertura, sta ovviamente operando proprio su questo, cercando di disegnare un piano che preveda l’utilizzo dei test cosiddetti sierologici che però, si noti, non servono a individuare i contagiati. Questi test servono a individuare la presenza di eventuali anticorpi. Ovviamente la presenza di anticorpi richiede che, a quel punto, venga effettuato anche il tampone. 

Si tratta anche di un impegno economico rilevante…
Quello che ci sta a cuore in questo momento non è la spesa, anche se il denaro non è una variabile irrilevante, avendo di fronte a noi una sfida molto severa e difficile. Quando si discute dei tamponi nessuno ne fa una questione di impegno di risorse, quanto invece di uniformità nella raccolta dei dati finalizzata a non creare confusione e di praticabilità. Inoltre, non bisogna illudersi sul fatto che il tampone sia risolutivo, perché ciò che oggi può risultare negativo il giorno dopo può essere già positivo. Questa malattia è estremamente pericolosa anche nella sua difficoltà ad essere diagnosticata con tempestività. Gli studi ci chiariranno molte cose. Ci sono analisi che andranno seriamente condotte: non sarà un caso che si siano registrate fino ad oggi una pluralità e difformità di punti di vista   anche tra gli stessi scienziati. A questo si aggiungono troppe voci di esperti improvvisati o anche di chi non è davvero esperto: si sente di tutto e il contrario di tutto. Ma un punto certo tra le tante ricette che vengono suggerite c’è, ed è quello del distanziamento sociale. Un altro punto fermo che servirà a tornare a una vita un po’ più normale è quello che  bisognerà essere  protetti dalle mascherine e utilizzare i guanti quando si sta fuori casa al lavoro. In sostanza, il distanziamento sociale andrà mantenuto per evitare il contagio via “droplet”, cioè con l’emissione di goccioline. In questi giorni si è discusso sull’eventualità che il contagio possa avvenire per via aerea, ma la stessa OMS ha affermato che il contagio potrebbe essere aereo solo se si facesse un aerosol contenente il virus, diffondendolo quindi nell’aria. 

Riguardo all’uscita dalla quarantena, prevedete di farlo in maniera graduale a seconda delle zone oppure avverrà su tutto il territorio nazionale?
In questo momento il Governo sta studiando un piano di uscita che, come detto, è predisposto sulla base di indicazioni scientifiche non ancora ultimate; presumibilmente avverrà su base nazionale, anche perché le attività produttive, come si può capire, hanno filiere e non funzionano a pezzi separati: o funziona tutto, oppure non funziona niente. Quindi il piano di rientro sarà sicuramente su base nazionale, sarà lento e per tappe. Sarà accompagnato dalla ricerca del sierologico che risulterà determinante. Il ritorno alla normalità sarà accompagnato, come detto, da indicazioni precise: la mascherina, il distanziamento sociale, il monitoraggio sul funzionamento dei trasporti. A tutto questo si aggiungerà, infine, un sistema di tracciamento sul quale si sta riflettendo da tempo: lo scopo è quello di arrivare ad una “app” che possa ritracciare i contatti di un contagiato, gli spostamenti degli utenti e fornire assistenza anche alle persone in quarantena o in isolamento con sintomi.