Autore: Prof. Giorgio Zoli

Grazie agli studi che combinano la Genetica con la Nutrizione possiamo scoprire qual è la dieta più adatta al nostro organismo e mantenere in equilibrio la funzione intestinale 

Alcune sostanze nutrizionali aggiuntive alla normale alimentazione ci possono aiutare nel raggiungimento di uno stile di vita sano e attivo e possono addirittura influire sull’insorgere di alcune patologie. La Nutraceutica parte dal presupposto che alcuni alimenti, definiti funzionali, abbiano la capacità di influire positivamente su una o più funzioni fisiologiche al di là delle proprietà nutrizionali di base. Prerogativa fondamentale degli stessi alimenti è anche quella di contribuire a preservare o migliorare lo stato di salute, a ridurre il rischio di insorgenza e/o trattare le malattie correlate al regime alimentare: ad esempio la Curcuma e gli alimenti ricchi di mietonina, un amminoacido essenziale, hanno proprietà antinfiammatorie; i probiotici, che altro non sono che i “fermenti lattici”, sono i batteri buoni che normalmente abitano l’intestino sano; i prebiotici sono sostanze alimentari in grado di favorire lo sviluppo e la crescita dei batteri buoni, con anche un conseguente effetto antinfiammatorio.
Ma la Ricerca è riuscita ad andare oltre, studiando le interazioni tra Genetica e Nutrizione e dando vita ad una scienza “preventiva”, la Nutrigenomica.

Il Test genomico

Possiamo considerare l’uomo come il risultato dell’interazione tra geni e ambiente e, quindi, dell’effetto che l’ambiente esercita sui geni dell’essere umano durante l’intero corso della vita. Nel caso in cui avvengano una serie di incontri con particolari cause ambientali scatenanti, si potrebbe manifestare il malfunzionamento di alcuni geni, predisponendo il soggetto allo sviluppo di varie malattie.
Per conoscere il proprio profilo genetico e le relative eventuali alterazioni, può essere d’aiuto il Test genomico che consiste in un resoconto redatto in laboratorio sulla base di un campione di DNA prelevato dalla saliva. I risultati ottenuti dall’esame riveleranno le variazioni genetiche ereditate come pure quelle acquisite nel corso degli anni. Ogni gene può presentare all’incirca dieci differenze nel suo codice rispetto al gene comune; tali variazioni vengono chiamate SNP (“Single Nucleotide Polymorphism”).
Grazie al completamento della mappa genetica umana è possibile individuare piccole modifiche dei singoli geni in modo da conoscere i limiti e le potenzialità di ogni soggetto. Non essendo tutte le variazioni genetiche legate a problemi di salute, vengono valutate solo quelle che riguardano aspetti fondamentali per l’organismo.
I geni che regolano la probabilità di insorgenza di una malattia e che possono essere implicati nella manifestazione patologica, vengono chiamati di “suscettibilità”. Ad esempio, per la Malattia di Crohn e per la Colite ulcerosa, ne sono stati individuati più di 100.
Grazie agli studi di Nutrigenomica si è dimostrato che alcune delle interazioni tra Nutrizione e Genetica rivestono un ruolo determinante nell’insorgenza o meno di alcune malattie. In considerazione di tutto ciò, vediamo l’approccio di Nutrigenomica (e Nutrigenetica) nel caso specifico delle Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino (MICI).


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