Medico Radiologo
Associazione metropolitana LILT di Bologna (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori)
Da quando faccio parte delle realtà no profit impegnate in ambito sanitario, come l’Associazione Metropolitana LILT di Bologna, con cui collaboro, ho imparato a consultare il Registro Tumori in cui, annualmente, vengono pubblicati i dati relativi alle Malattie oncologiche in Italia. Si tratta in effetti di uno strumento imprescindibile soprattutto perché rappresenta una fotografia delle diverse regioni, includendo le realtà intra-ospedaliere come quelle extra-ospedaliere, le zone centrali e quelle più periferiche o geograficamente isolate. Inoltre osservare i dati e come essi cambiano nel tempo, serve ad indirizzare e migliorare le attività di ricerca e prevenzione.
Quando andiamo nelle scuole a incontrare i ragazzi e le ragazze delle classi di liceo per parlare di prevenzione oncologica e degli stili di vita salutari, partiamo necessariamente dalle tabelle più recenti del Registro Tumori. Ragionare sulla base dei dati osservabili è parte del metodo scientifico, e il primo antidoto alle malattie, a disposizione di tutti, è diffondere dati corretti e contestualizzati.
Un po’ di dati
Nel territorio italiano, negli ultimi vent’anni, si è registrata una forte riduzione, di circa il 50%, del numero dei nuovi Tumori che ogni anno sono stati rilevati (incidenza) per il colon-retto in entrambi i sessi, dei Tumori della prostata e del polmone negli uomini. Evidentemente questa tendenza dipende dai miglioramenti in ambito farmacologico ed è frutto dei programmi di Screening, a cui sempre più persone nel tempo aderiscono, e delle campagne di sensibilizzazione, in costante crescita sul territorio nazionale dal 2023, con il superamento dell’emergenza della pandemia da coronavirus. La partecipazione trasversale ai programmi regionali è condizione necessaria per l’ottimizzazione delle cure oncologiche.
Tiroide e Tumori, quale incidenza?
Tra i tipi di Tumore su cui è possibile fare prevenzione ci sono anche i Carcinomi della tiroide di cui, però, ci si occupa ancora molto poco, non perché essi siano funerari, ma perché godono di una relativa buona prognosi se paragonati ai Carcinomi della mammella, del colonretto e del polmone in termini di guarigione e sopravvivenza dalla diagnosi.
Consultando i dati nazionali relativi ai Carcinomi tiroidei, scopriamo che sono abbastanza diffusi tra uomini e donne e che i nuovi casi annuali registrati di anno in anno sono stabili, per cui non sono né aumentati né diminuiti.
In particolare, nel 2023 in Italia, sono stati registrati questi andamenti:
• 12.200 le nuove diagnosi di Carcinoma tiroideo, di cui 8.700 donne, 3.500 uomini;
• 212.900 complessivamente le persone conviventi con questa diagnosi (166.900 donne, 46.000 uomini);
• la sopravvivenza a 5 anni dalla scoperta del Tumore, calcolata nelle donne e negli uomini, risulta essere rispettivamente del 96% e 92%.
Frequenti nei giovani
Per quanto i Carcinomi della tiroide siano relativamente frequenti tra giovani e anziani, risultano sconosciuti ai più. Inoltre, tra tutti i tipi di Tumore, sappiamo che proprio i Carcinomi tiroidei, nella popolazione giovanile, occupano la seconda e terza posizione per frequenza, rispettivamente nelle donne e negli uomini. Le persone di età inferiore ai 45 anni sono evidentemente escluse dai programmi di Screening regionali ed è anche a loro che le campagne di sensibilizzazione promosse dall’Associazione metropolitana LILT di Bologna sono rivolte.
Noduli tiroidei
I Carcinomi tiroidei rientrano nel più vasto gruppo dei noduli della tiroide, in termini di diffusione geografica ed eterogeneità di sottotipi.
Noduli benigni come gli Adenomi sono diffusi nella popolazione generale, con una percentuale stimata tra il 2 e il 6%. In particolare, la prevalenza di queste nodulazioni aumenta a tal punto da raggiungere la metà delle persone all’interno di due sottopopolazioni rappresentate dalle donne sotto i quarantacinque anni e dagli anziani sopra i settant’anni di età. In altre parole, un anziano su due e una giovane donna su due ha un nodulo della tiroide.
Questa massiccia presenza di noduli tiroidei può essere giustificata dal fatto che queste formazioni benigne, come gli Adenomi, possono essere l’esito di piccoli processi emorragici, di infiammazioni (dette Tiroiditi), di accumulo di sostanze normalmente presenti nella ghiandola, come la colloide, oppure possono essere espressione di una situazione di carenza di iodio.
Adenomi, l’importanza dello iodio
Nelle regioni storicamente a carenza di iodio, come le zone alpine, lontane dal mare, la percentuale di Adenomi nella popolazione sale a valori compresi tra il 35 e il 50%.
La quasi totalità dei noduli benigni della tiroide è rappresentata dagli Adenomi: si tratta di formazioni isolate all’interno di una ghiandola normale che originano per la proliferazione benigna di alcune cellule in contesti di carenza di iodio, componente essenziale per la funzionalità della tiroide. Sono generalmente solitari e autonomi, ovvero, isolati e asintomatici. Tuttavia, se occasionalmente individuati tramite un esame radiologico effettuato per altri motivi, possono essere facilmente riconoscibili alla scintigrafia perché caldi (ipercaptanti il radiofarmaco rispetto alla ghiandola). Una volta scoperti, potrebbe essere sufficiente sostituire il sale iodato al sale normalmente adoperato come condimento nella dieta, in dosi adeguate, per sostenere la funzionalità della ghiandola e favorire l’eventuale riduzione, a volte completa risoluzione, degli Adenomi stessi.

In caso di più noduli
L’Adenomatosi, invece, è la coesistenza di più noduli, solitamente benigni, che vanno ad alterare il regolare aspetto della tiroide, che può presentarsi variabilmente bozzoluta e di dimensioni aumentate. Nei casi più importanti l’ingrandimento ghiandolare è apprezzabile a occhio nudo; questa patologia, nota come “Gozzo multinodulare”, in passato era molto diffusa nel nostro territorio e tipicamente si manifestava nelle giovani donne. Le donne che ancora oggi soffrono di gozzo nodulare devono periodicamente monitorare l’aspetto della ghiandola tiroidea con esame ecografico per escludere la comparsa di nuovi noduli sospetti.
Ipertiroidismo
In una minoranza di casi, questi i noduli tiroidei possono essere associati ad uno stato di Ipertiroidismo, documentabile laboratoristicamente tramite la riduzione, nelle analisi del sangue, dei valori basali dell’ormone che stimola la tiroide (TSH). In presenza di alterazioni ematiche dei valori ormonali, viene solitamente prescritta dal Medico curante l’ecografia della tiroide per approfondire la condizione del Paziente. L’ecografia tiroidea deve essere suggerita periodicamente dai Medici di riferimento anche nelle donne sotto i 45 anni, nei giovani uomini, con minor frequenza, e con cadenza annuale, negli anziani sopra i 70 anni di entrambi i sessi.
L’obiettivo è agire prima e sensibilizzare Medici e Pazienti sulla prevenzione di questi noduli, specialmente in presenza di fattori di rischio quali il sesso femminile, l’età avanzata, condizioni ambientali come l’esposizione a radiazioni ionizzanti e la carenza di iodio.
Intervenire con la Chirurgia
Fortunatamente, tra i vari noduli tiroidei, solo il 5% risulta poi maligno.
I Carcinomi della tiroide generalmente si trattano esclusivamente per via chirurgica, con un intervento che può essere più o meno esteso in base alle dimensioni della lesione per cui, quando sono grandi, è necessario rimuovere tutta la ghiandola ed impostare una terapia sostitutiva con farmaci, programmando controlli periodici, effettuando analisi del sangue ed esami di diagnostica per immagini come l’ecografia. La prognosi è tendenzialmente buona ma, in una piccola percentuale di casi, può essere indicata una terapia aggiuntiva per esempio con somministrazione di farmaci di nuova generazione, a bersaglio molecolare, che possono essere necessari in presenza di una progressione di malattia oppure di una mutazione genetica accertata tramite test molecolare.
Attenzione a forma e dimensioni
A volte gli Adenomi, seppur più frequenti e benigni, possono risultare indistinguibili ecograficamente dai Tumori maligni della tiroide; in questi casi si consiglia un approfondimento diagnostico mirato, mini invasivo, tramite prelievo di una piccola quota di materiale (agoaspirato) per escludere la malignità. La diagnosi differenziale in ecografia tra un Adenoma e un Carcinoma, in realtà, è complessa perché tiene conto dell’integrazione di più informazioni che riguardano le caratteristiche ecografiche e che vanno considerate nel loro insieme, laddove non esiste, ad oggi, un singolo parametro ecografico riconosciuto come determinante nella distinzione tra Adenoma e Carcinoma, tra benignità e malignità. Pertanto, in presenza di un nodulo, è necessario monitorare tramite ecografie periodiche la velocità di crescita della formazione per un periodo di tempo in genere di circa tre anni ed escludere eventuali cambiamenti morfologici contestuali. Una lesione nuova o che si è modificata rispetto al controllo precedente può essere indicazione all’agoaspirato. Al contrario, la stabilità nel tempo di una formazione, che appare invariata per caratteristiche e per dimensioni, ne conferma la benignità. Il nodulo di aspetto non sospetto eventualmente può richiedere un approfondimento mirato solo se di grandi dimensioni prima di essere escisso chirurgicamente.
