Ufficiale Medico dell’Arma dei Carabinieri
Consigliere GOAL (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi)
S.I.O.L.(Società Italiana di Oftalmologia Legale)
Esiste veramente una differenza di genere nelle malattie dell’apparato visivo per cui si può parlare di prevenzione della vista “al femminile”? Ebbene si! Gli occhi delle donne e degli uomini differiscono in quanto ad incidenza, evoluzione e prognosi delle malattie: parliamo di “Oftalmologia di genere” il cui scopo è rendere l’atteggiamento diagnostico-terapeutico il più possibile aderente alle nostre Pazienti. È facilmente intuibile come alla base delle differenze di genere in Medicina ci siano fattori ormonali, tuttavia risultano rilevanti anche aspetti socio-culturali legati al sesso.
La Sindrome dell’occhio secco
Tra le patologie oculari più frequenti nel sesso femminile va annoverata la Sindrome dell’occhio secco (Dry Eye Disease), che si caratterizza per un corredo molto variegato di sintomi che comprende senso di sabbia, bruciore, prurito, difficoltà visive, e che può diventare molto invalidante per le attività quotidiane della Paziente. Questa patologia è legata ad alterazioni del film lacrimale, una sottile pellicola fluida, composta da ben tre strati, che ricopre il nostro occhio e svolge importanti funzioni: lubrifica l’occhio evitando l’attrito delle palpebre, lo protegge da agenti nocivi atmosferici e infettivi, apporta nutrienti alla cornea e ne coadiuva la funzione visiva.
La produzione delle lacrime è soggetta a controllo da parte degli ormoni sessuali e in particolar modo è regolata da un delicato equilibrio fra ormoni maschili e femminili che viene meno in condizioni fisiologiche quali gravidanza e menopausa oppure in seguito ad assunzione di terapia ormonale. Non in ultimo, la Sindrome dell’occhio secco può associarsi alla presenza di Malattie reumatologiche molto più frequenti proprio nel sesso femminile.
Quali consigli?
Controlli oftalmologici periodici andrebbero innanzitutto programmati, anche in condizione di benessere oculare, ai fini della prevenzione o della diagnosi precoce e, comunque, una visita oculistica va tempestivamente effettuata all’esordio dei sintomi.
L’Oculista sarà in grado di stabilire la tipologia di Sindrome dell’occhio secco sofferta dalla Paziente mediante accurata visita ed effettuazione di eventuali test per lo studio del film lacrimale, in modo da prescrivere la terapia idonea, tenendo conto anche di un eventuale corredo sintomatico sistemico accessorio. Se, ad esempio, la Paziente lamenta anche secchezza della bocca o dei genitali o dolori articolari, l’Oculista dovrà interfacciarsi con altri Specialisti come il Ginecologo o il Reumatologo per trattare una eventuale condizione patologica sistemica che genera la secchezza oculare. Sarebbe auspicabile creare sul territorio ambulatori per la salute femminile in cui la donna possa essere seguita a 360 gradi da diversi specialisti.
Durante la gravidanza
La gestione multidisciplinare diventa imprescindibile durante la gravidanza, quando le fluttuazioni ormonali causano modificazioni oculari sia fisiologiche che patologiche.
Le modificazioni oculari fisiologiche comprendono, tra le altre, alterazioni del film lacrimale associate a modifiche della curvatura e della sensibilità corneale che possono generare intolleranza alle lenti a contatto o modifiche transitorie della vista. Possiamo tranquillizzare la nostra Paziente poiché sono tutte condizioni tipicamente reversibili che quindi si risolvono al termine della gravidanza. Per quanto attiene le manifestazioni oculari patologiche, esse possono essere legate ad un peggioramento di malattie preesistenti ovvero a patologie dell’occhio insorte durante la gestazione. Le manifestazioni oculari più importanti si associanospesso a gravi complicanze metaboliche, dall’Ipertensione arteriosa fino alle temibili Gestosi, della gravidanza stessa.
Durante la gravidanza è pertanto necessario effettuare controlli oculistici periodici con particolare attenzione alle Pazienti che sono affette da patologie oculari già prima del concepimento o che sviluppano complicanze sistemiche associate alla gestazione. Oculista e Ginecologo devono quindi lavorare a stretto contatto e confrontarsi sulle scelte terapeutiche più idonee per ogni singola Paziente.
Miopia in adolescenza
Studi scientifici suggeriscono che il sesso femminile sia associato ad una maggior incidenza e progressione della Miopia durante l’adolescenza. La Miopia è un vizio refrattivo dovuto ad un eccessivo allungamento del bulbo oculare che causa difficoltà nella messa a fuoco degli oggetti distanti. Anche in questo caso possiamo chiamare in causa le modificazioni ormonali tipiche dello sviluppo puberale, tuttavia un ruolo chiave è sostenuto da fattori ambientali e stile di vita. È noto infatti che l’attività all’aperto, che presuppone una messa a fuoco di oggetti lontani, contrasti l’insorgenza della Miopia mentre l’attività al chiuso, che presuppone messa a fuoco di oggetti vicini, la favorisca. È stato ipotizzato che le ragazze effettuino per consuetudine socioculturale meno attività all’aria aperta e più attività “indoor” rispetto ai coetanei, esponendosi quindi a maggior rischio di sviluppare Miopia.
Per tutelare la vista delle giovani adolescenti risulta quindi fondamentale un’azione di sensibilizzazione, sia in ambito scolastico che sportivo, sull’importanza all’attività all’aperto per la salute oculare delle adolescenti e della riduzione del tempo trascorso davanti a smartphone e tablet.
Degenerazione maculare
In ultimo, ma non meno importante, il genere femminile sembrerebbe essere un fattore di rischio per esordio e progressione della Degenerazione maculare legata all’età. In questa patologia la parte più nobile della retina, appunto la macula, si altera progressivamente, causando grave perdita visiva e alterazione centrale del campo visivo. Possiamo facilmente intuire quanto negativo sia l’impatto di questa patologia, spesso bilaterale, sulla qualità della vita di chi ne soffre. Si ipotizza che un ruolo fondamentale sia giocato dalle modificazioni metaboliche ormono-mediate, soprattutto a carico dell’assetto lipidico, tipiche della menopausa, associate alla maggior longevità del sesso femminile, tuttavia emerge un dato preoccupante riguardo la disparità di genere nell’accesso alle cure. Negli ambiti familiari, infatti, culturalmente la donna ricopre il ruolo di assistenza dei familiari anziani o malati, spesso a discapito della propria salute, sottoponendosi alle visite necessarie quando le eventuali patologie presenti sono già in fase avanzata.
