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Ernia cervicale, le terapie non invasive

Autore: Prof. Vincenzo DenaroDott. Alberto Di Martino

Molto spesso il trattamento conservativo consente di contrastare i sintomi permettendo il ritorno ad una vita pressoché normale

L’Ernia del disco cervicale è una patologia estremamente comune, consiste nello spostamento dalla sede originale della porzione centrale del disco intervertebrale cervicale attraverso le fibre che lo circondano. Proprio per il rapporto della colonna cervicale con il midollo spinale e le radici nervose, possiamo avere quadri clinici molto diversi in funzione della sede del conflitto fra l’Ernia del disco e le strutture neurologiche adiacenti.

Le diverse zone di interessamento

L’Ernia cervicale può manifestarsi con situazioni di sofferenza della radice nervosa (Radicolopatia) o del midollo spinale (Mielopatia) o Mieloradicolopatia.
Inoltre il quadro clinico e l’approccio terapeutico differiscono se si tratta di una patologia ad un singolo livello che comprime una radice nervosa o il midollo spinale, oppure se sono interessati diversi dischi intervertebrali della colonna cervicale che restringono il canale vertebrale, determinando una sofferenza del midollo spinale.

Le possibili cause

Tra le possibili cause che possono portare all’insorgenza di un’Ernia cervicale si annoverano traumi, come ad esempio il colpo di frusta, sforzi prolungati e eccessivi, posture inadeguate mantenute nel tempo, tensioni muscolari a livello delle spalle ma anche, molto spesso, predisposizioni e fattori genetici.

Trattamento conservativo o chirurgico?

Il trattamento di questa patologia è non chirurgico nella maggior parte dei casi, ma il trattamento chirurgico deve essere eseguito nei Pazienti che presentano segni di coinvolgimento neurologico.
Per tutti gli altri casi, il trattamento conservativo consente spesso di contrastare i sintomi permettendo il ritorno ad una vita pressoché normale.
I cardini del trattamento conservativo sono un appropriato approccio farmacologico, la Terapia del dolore, ed un trattamento riabilitativo coordinato dall’Ortopedico o dal Fisiatra, ed eseguito da Fisioterapisti qualificati.
Il trattamento farmacologico classicamente si basa su antinfiammatori, corticosteroidi e miorilassanti. Tuttavia, anche farmaci solitamente utilizzati in altre patologie, come l’amitriptilina a basse dosi o farmaci neuroprotettori prescritti dallo Specialista, trovano comunemente impiego nel trattamento di questa patologia.

Nuovi protocolli di Terapia del dolore

Di recente, l’introduzione di nuovi protocolli di Terapia del dolore sta modificando l’approccio farmacologico a questi Pazienti, con un sempre minore utilizzo di antinfiammatori classici ed un maggiore utilizzo di “pain medications” che includono trattamenti prevalentemente antalgici fino all’utilizzo dei morfinoderivati.
In maniera analoga a quanto avviene comunemente per il trattamento dell’Ernia del disco lombare, sempre più spesso viene eseguito in Centri di Terapia del dolore l’infiltrazione epidurale cervicale di corticosteroidi, sotto guida fluoroscopica o TAC, con la finalità di somministrare localmente alti dosaggi di corticosteroidi, diminuendo l’infiammazione locale ed il dolore.
L’iniezione del volume del liquido, oltre alla somministrazione locale del farmaco, porta infatti ad una diluizione dei fattori dell’infiammazione che sostengono il processo di flogosi locale e l’irritazione della radice nervosa, e solitamente si associa ad un miglioramento clinico dei Pazienti.
Negli ultimi anni è aumentato il numero di procedure di iniezioni di ozono per il trattamento delle patologie spinali, e quindi anche a livello cervicale. L’ozono spesso viene iniettato a livello dei muscoli del collo, mentre alcuni Radiologi interventisti ne descrivono l’efficacia, se iniettato a livello del disco intervertebrale. Il principio è di indurre uno stress ossidativo locale che controbilanci uno stimolo locale ossidativo cronico. Tuttavia, nonostante l’aumentato numero di procedure eseguite, questi risultati positivi non sono ancora stati dimostrati su casistiche significative di Pazienti nel contesto di studi clinici di elevata qualità. Per questo motivo, sarebbero necessari studi controllati su popolazioni numerose di Pazienti per capire la reale capacità del trattamento di ozonoterapia di modificare la storia clinica dei Pazienti affetti da patologia del rachide cervicale.
Inoltre, tra le terapie complementari, efficaci in molti Pazienti, l’Agopuntura riveste senz’altro un ruolo primario, soprattutto nei casi in cui la componente muscolo-tensiva sia prevalente.


 

La Fisioterapia

Un ruolo consolidato nel trattamento dell’Ernia del disco cervicale è occupato dalla Fisioterapia, che deve tuttavia essere eseguita da personale qualificato. Quest’ultimo si deve confrontare con il Medico prescrittore, che può essere l’Ortopedico, il Neurochirurgo o il Fisiatra. Diversi trattamenti, come il Souchard, il Meziere ed il Feldenkrais, nascono proprio per trattare le patologie della colonna vertebrale e vengono eseguiti in sedute individuali da personale fisioterapico adeguatamente preparato.
Solo raramente è necessario per il Paziente indossare un collare cervicale, proprio perché correggere la posizione antalgica del collo forzando la verticalizzazione della cervicale spesso peggiora il conflitto fra Ernia del disco e strutture nervose, aggravando il dolore locale ed anche la funzione neurologica.
Molti Pazienti si recano dal Fisioterapista alla prima comparsa dei sintomi della cervicale, quali il dolore al collo o lungo il braccio, o un deficit di forza alle mani e spesso vengono sottoposti a trattamenti come le “Manipolazioni”. Sebbene questa procedura sia efficace in diversi Pazienti, la Manipolazione cervicale necessita sempre di una valutazione prima della procedura per escludere patologie severe della colonna come tumori o infezioni locali, dove la Manipolazione può determinare la comparsa di un deficit neurologico. Inoltre, in alcuni Pazienti con Ernia del disco si può determinare una fuoriuscita ulteriore del materiale discale che può essa stessa essere causa di deficit neurologici con lesioni anche gravi da un punto di vista funzionale da trattare con un intervento chirurgico in urgenza. Quindi sempre meglio eseguire una valutazione clinica e degli esami radiologici prima della riabilitazione per limitare il rischio di un peggioramento clinico e neurologico che può compromettere la qualità di vita del Paziente.

Quando intervenire con la Chirurgia

Se è vero che il trattamento conservativo, con le modalità e la prudenza indicate precedentemente, permette nella maggior parte dei Pazienti di evitare un intervento chirurgico, esistono alcune indicazioni elettive alla Chirurgia che impongono al clinico di sospendere il trattamento conservativo e di suggerire la Chirurgia come soluzione maggiormente appropriata. Queste includono:

  • la presenza di deficit neurologici confermati dai test diagnostici, come l’Elettromiografia o i Potenziali Evocati sensitivi e motori;
  • la Cervicalgia o il dolore all’arto superiore resistenti al trattamento conservativo per oltre 6 settimane;
  • la presenza di sindromi dolorose a livelli cervicale che non rispondono al trattamento farmacologico e limitano severamente la qualità di vita del Paziente.

Una valutazione clinica adeguata da parte di professionisti qualificati nella patologia e nella Chirurgia del rachide cervicale, permette al Paziente di avere un percorso individualizzato che minimizzi il rischio di essere sottoposto ad intervento chirurgico; tuttavia, nei Pazienti che necessitano di un intervento, è possibile ottenere, in Centri qualificati, una risoluzione del dolore ed un buon recupero neurologico e funzionale.