Stampa questa pagina

Attacchi di panico: affrontarli con la psicoterapia

Autore: Prof. Antonio Lo Iacono

L’Attacco di panico è un disturbo sempre più diffuso, tipico della nostra società, che può essere affrontato attraverso un adeguato approccio di tipo psicocorporeo

Nell’attuale società, caratterizzata da frenetica attività e in cui tutto tende a scorrere in modo sempre più veloce, in modo altrettanto veloce si sta sempre più diffondendo quel disturbo a tutti noto come “Attacco di panico”.
Il Disturbo da Attacchi di panico (DAP) si manifesta all’improvviso, velocemente e, apparentemente, senza una ragione precisa: mentre si sta lavorando, oppure mentre si sta guidando nel traffico cittadino, o mentre si sta facendo il check-in in aeroporto in uno dei tanti voli settimanali.

 I segni caratteristici

Il cuore comincia a battere sempre più veloce, in modo irregolare, si percepisce la pulsazione soprattutto in gola, dove si sente una specie di nodo, quindi si avverte una sensazione di soffocamento, sudorazione, vampate di calore, brividi, dolore o fastidio al petto, vertigini, nausea, parestesie; spesso si aggiungono sensazioni di “derealizzazione” ossia si percepisce il mondo esterno come strano, irreale e si avverte una sensazione di stordimento e distacco e depersonalizzazione che consiste in un’alterata percezione di sé caratterizzata da sensazione di estraneità dai propri processi di pensiero o dal corpo, altre volte si percepisce la propria paura di impazzire o di perdere il controllo, paura di avere un infarto, di morire da un momento all’altro...
Si chiede aiuto disperatamente, ci si precipita al pronto soccorso; più volte le persone vicine tentano di aiutare, ma invano, nessuno riesce a fare niente per questa paura di morire, nessuno può capire quello che si prova! L’Attacco di panico, in genere, può durare circa dieci minuti o talvolta anche più di mezz’ora, poi, di solito, anche se non c’è stato nessun intervento sanitario, scompare. La frequenza dopo il primo esordio può essere variabile (una volta o due la settimana, due volte al mese, ecc.) e le persone colpite molto più frequentemente sono le donne, probabilmente per le svariate attività multitasking che affrontano continuamente; l’età può andare dall’adolescenza fino a circa 60 anni, (più del 35% dei casi in età compresa tra i 25 e i 35 anni).

La paura non è sempre negativa

Questo disturbo è sempre esistito, anche se non con la stessa frequenza della nostra epoca. Ippocrate la chiamò “isteria”, dopo di lui Galeno attribuì questi sintomi a uno “squilibrio umorale”, nel XVIII secolo William Cullen, Medico scozzese, lo definì “Nevrosi funzionale”, mentre Freud preferì il termine “Nevrosi d’angoscia”. Ma si può eliminare la paura? Si può azzerare l’ansia? Indubbiamente no, per fortuna! La paura è anche un dono. Senza la percezione di questa sensazione la nostra vita sarebbe veramente in pericolo, sarebbe come dire: “Non preoccupatevi, attraversate pure a piedi l’autostrada, qualche automobilista si dovrà pur fermare!”

 Il timore dell’attacco

È proprio l’eccessiva preoccupazione o la presenza dei nostri conflitti interni non coscienti che può produrre nel tempo quell’ansia generalizzata che ci potrà poi “regalare” il primo attacco di panico. Dopo il primo episodio poi la preoccupazione di averne un altro aumenta e la persona cercherà di evitare situazioni in cui non si sente tanto sicura, come guidare l’auto, viaggiare da soli, volare, mettersi in fila al supermercato, e subentrerà la necessità di controllare subito le vie d’uscita (o di fuga) per ogni eventualità. Questi flussi psicologici interni del pensiero innescano, quindi, un circolo vizioso che fa aumentare l’ansia e soprattutto la cosiddetta “paura di aver paura”. Scavando nei tratti personologici del disturbo di panico, infatti, possiamo spesso trovare sensazioni di vergogna, sensi di colpa, paura della visibilità, tratti narcisistici
idealizzazione di sé, problemi di autostima, ipercontrollo, insicurezza, ricerca e paura della responsabilità, e in perenne attesa e timore di nuovi attacchi portatori del mitico deforme e terrorista Pan, un dio dalla natura selvaggia: il panico. Questi attacchi improvvisi possono essere vissuti da chiunque nei momenti e nei luoghi più impensati. Immaginiamo un uomo solitario che urla su un ponte e perde ogni forma umana, diventa preda del suo stesso sentimento: tutto cambia, intorno a lui tutto è stravolto dall’angoscia. Tutto questo è ben rappresentato, come Attacco di panico, dal dipinto del grande pittore norvegese (Edvard Munch) che aveva subito questo angoscioso sentimento passeggiando su un ponte.


 
Le possibili cause

All’origine del disturbo, secondo alcuni studiosi, ci potrebbe essere una predisposizione genetica familiare, o una causa biologica, ovvero un difetto nel funzionamento della parte del cervello che normalmente scatena la reazione di difesa allo stress: accade quindi che il cervello stesso arrivi a segnalare un pericolo che non esiste nella realtà. Il Disturbo di panico è molto frequente fra coloro che soffrono già di un altro disturbo d’ansia, o di qualche fobia, può coesistere spesso anche una forma più o meno grave di depressione. Tuttavia, se vogliamo approfondire caso per caso, una volta accertato tramite il Medico di famiglia che non ci sono malattie cardiache, non mancano zuccheri nel sangue e non è presente acidosi metabolica (che possono causare iperidrosi), che non esistono scompensi endocrini (che possono causare palpitazioni), non si assumono farmaci o sostanze che possano attivare stati di ansia, è importante cercare di comprendere come si è giunti a “costruire” l’attacco e/o il disturbo di panico. C’è da rilevare che, nonostante le analisi cliniche negative, molte persone hanno difficoltà ad accettare che l’origine del disturbo possa essere psicologica, quindi talvolta si innesca un tentativo di ricerca spasmodica di una ragione fisiologica, quasi un circuito ipocondriaco, che da una parte mira a ricercare una causa organica e dall’altra percepisce il timore verso questo tipo di responso. Per questo, dopo aver consultato il Medico, talvolta si cerca un Neurologo che non può che rispondere cercando nuove sperimentazioni di psicofarmaci per sedare l’ansia sempre più crescente del Paziente.

Dalla comprensione alla Psicoterapia

Al di là dei farmaci che, in casi gravi, possono tamponare il forte disagio e l’ansia esasperata, è importante esaminare la situazione globale dell’individuo portatore del disturbo. Quindi dopo un’anamnesi approfondita, analizzando soprattutto lo stile di vita della persona, spesso soggetta a pressanti stati mentali ed emotivi in grado di provocare distress, è importante evidenziare attraverso un esame diagnostico gli eventuali blocchi emozionali e corporei, sottesi ad eventuali nodi non superati e a bisogni esistenziali (spesso inconsci) trascurati durante il percorso evolutivo della persona. Quindi aiutare il Paziente ad ascoltare cosa c’è dietro al panico, quale esigenza non è stata adeguatamente ascoltata o compresa, quindi dare voce alla possibile sofferenza offrendo finalmente la possibilità di esprimerla a voce, anche gridando come ha fatto Munch nel suo dipinto, per facilitare i processi di trasformazione che avevano bisogno di realizzarsi. Ogni Psicoterapia può essere utile per affrontare il panico ma, visto che il disturbo aggredisce pesantemente il corpo, è particolarmente consigliata una Psicoterapia psicocorporea (cominciando dal Training Autogeno per poi inoltrarsi nell’Analisi Bioenergetica, aiutandosi con tecniche psicodrammatiche e gruppi d’incontro), che possa stimolare e sciogliere, attraverso tecniche di respirazione ed altri esercizi mirati, i blocchi muscolari e psicologici che nel tempo hanno attaccato il corpo e la mente della persona.