Famiglia e conflitti sotto l’albero: ritrovare empatia nei riti natalizi

Autore: Dott.ssa Stefania Cicchiello

Le feste sono lo specchio delle relazioni familiari tra aspettative, emozioni e il potere trasformativo delle tradizioni natalizie

Siamo in autunno. L’aria è più fredda, le ore di luce diminuiscono. La natura rallenta, ci invita al silenzio e all’interiorità. È un mese di transizione, in cui ci si prepara, quasi senza accorgersene, all’arrivo dell’inverno e delle festività natalizie. In questo tempo un po' sospeso, tra il grigio dei pomeriggi e il luccichio precoce delle vetrine, nella stanza di terapia cominciano ad affiorare frasi ricorrenti.
“Non vedo l’ora che finisca il Natale”. “Mi sento costretto a stare con persone con cui non riesco a essere me stesso”. “Non sopporto il Natale, lo cancellerei. È il periodo più lungo dell’anno, pieno di feste obbligate, regali fatti per dovere, corse inutili e sorrisi finti. Vorrei che fosse già gennaio.”

Perché aumentano i conflitti a Natale?


Per molte persone, il solo pensiero del Natale fa emergere una sottile tensione: non è esclusivamente il periodo della corsa ai regali da comprare o ai menù da organizzare. Il richiamo alle tradizioni familiari riattiva antiche ferite, dinamiche congelate nel tempo e spesso il desiderio profondo di fuggire da determinate situazioni. Capita sovente di ritornare nei luoghi dell’infanzia e, senza nemmeno accorgersene, di sentirsi di nuovo figli, fratelli e sorelle incastrati in copioni conosciuti a memoria e che stringono come i vestiti che non stanno più. Le persone si aspettano di essere felici, accolte, unite. Queste attese, talvolta idealizzate, generano pressioni emotive sottili o esplicite. Emergono delusione, irritazione, rancori mai risolti, soprattutto se la realtà non corrisponde all’immagine ideale. Inoltre, per chi ha vissuto perdite, separazioni o conflitti irrisolti, le feste possono amplificare il senso di distanza, di mancanza, di non appartenenza. Nasce quindi un paradosso: una festività pensata per riunire può far sentire le persone più sole o più inadeguate.

Riscoprire le relazioni

In realtà, questo periodo offre la possibilità di guardare con occhi nuovi ciò che si ripete ogni anno, di trasformare gli atteggiamenti automatici in scelta e riscoprire, dove possibile, il significato profondo dei riti e delle relazioni.
Il primo passo per alleggerirsi un po’ dal peso della colpa o del senso di inadeguatezza è  riconoscere che è normale sentirsi così e che non si è gli unici a provarlo. C’è un modo per ritrovare un senso autentico nei gesti familiari, senza subirli o idealizzarli? Chi vive con fatica questo periodo dell’anno, come può attraversarlo con serenità?    

L’arte dell’empatia: come prepararsi emotivamente

Quando ci avviciniamo a un evento familiare, spesso ci prepariamo dal punto di vista logistico: regali, cibo, abiti da indossare ma dimentichiamo di prepararci emotivamente, come se il nostro stato d’animo fosse un dettaglio secondario o una parte da nascondere.
In realtà, prendersi un momento per ascoltare come si sta davvero, è un gesto di cura verso sé stessi e verso gli altri. Prepararsi non significa diventare impermeabili, ma scegliere consapevolmente come esserci e come prendersi cura di sé stessi in mezzo agli altri. Può aiutare a non entrare nelle dinamiche natalizie in modo automatico o reattivo, porsi domande quali: “Che emozioni provo all’idea di tornare in famiglia?”, “quali aspettative ho?”, qQuali confini desidero proteggere?” Un altro passo importante è riconoscere che le persone con cui ci si relaziona sono spesso diverse da come le si vorrebbe.  Accettare questo dato di realtà può liberare da molte frustrazioni. Il consiglio è quello di prepararsi al Natale come ci si preparare a un piccolo viaggio interiore: metto in valigia gentilezza, aspettative realistiche e il permesso di non dover risolvere tutto.


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