Ansia ricorrente, impariamo a gestirla

Autore: Dott.ssa Stefania Cicchiello

Con l’aiuto della Mindfulness impariamo a prestare attenzione al presente in modo consapevole, senza lasciarci travolgere dal flusso dei pensieri 

L’Ansia è un’emozione molto diffusa, generalmente considerata spiacevole poiché segnala la presenza di una minaccia non ben definita per la propria incolumità.
Lo scopo di tale emozione, a livello evoluzionistico, è quello di proteggere e di affrontare meglio un pericolo, preparando l’organismo a rispondere con una reazione di “attacco” o di “fuga” attraverso l’attivazione del sistema nervoso autonomo (in particolare del “simpatico”) che, supportato da una vigorosa secrezione di cortisolo, fornisce la spinta per agire.
L’Ansia nel mondo animale, e per i nostri antenati primitivi, era necessaria per incrementare lo stato di vigilanza, la capacità di concentrazione e la possibilità di mettere in campo una maggiore prestanza fisica nelle situazioni di vita o di morte. La risposta all’Ansia sembra essere abbastanza lineare nel mondo animale, mentre risulta più complessa per gli esseri umani del mondo moderno.

Ansia, quando diventa un problema

Per gli esseri umani il pericolo può essere reale (per esempio quando bisogna scansare una macchina che a folle velocità sta per investirci) oppure immaginario, cioè solo pensato e collocato nel presente o nel futuro per le situazioni in cui non è veramente in gioco la vita umana (anche se acquisiscono un valore analogo problemi relazionali, economici, lavorativi, ecc.). Quando il sistema dell’Ansia si attiva anche in situazioni in cui non sarebbe veramente necessario e con livelli di intensità così importanti da interferire nelle attività quotidiane fino ad impedire l’adempimento dei propriimpegni, può diventare patologica e intaccare le funzioni cognitive come l’attenzione e la memoria.
L’Ansia è percepita dall’essere umano attraverso sentimenti di tensione, nervosismo, inquietudine e preoccupazione che determinano l’attivazione costante del sistema nervoso autonomo, innescando una risposta che coinvolge tre piani: il sistema soggettivo, il sistema fisiologico e il sistema motorio.
Pertanto, quando si attiva l’Ansia si scatenano:

  • sul piano soggettivo: la comparsa di pensieri spiacevoli e rimuginìi;
  • sul piano fisiologico: l’attivazione del corpo attraverso l’accelerazione cardiaca, la dilatazione delle pupille, il tremore, la sensazione di brividi o di sudorazione eccessiva, palpitazioni, difficoltà respiratorie e senso di oppressione;
  • sul piano motorio: la manifestazione di gesti particolari, espressioni facciali, comportamenti di evitamento e un eloquio accelerato.

Meccanismi dell’Ansia

Le persone che sperimentano Ansia ricorrente riportano sensazioni di impotenza e di incertezza e attivano dei meccanismi mentali specifici. L’impotenza è la sensazione di perdita di controllo e di vulnerabilità. L’individuo sente infatti di non essere in grado di fare nulla per evitare eventi “distruttivi” imminenti. L’incertezza è la sensazione di paura e angoscia rispetto al futuro, percepito eccessivamente ricco di insidie e per il quale non bisogna mai “abbassare la guardia”. Inoltre l’Ansia determina l’attivazione di meccanismi mentali specifici come: l’Ansia anticipatoria, l’attenzione selettiva, le rimuginazioni, la catastrofizzazione e l’evitamento.

Mindfulness, più di una semplice terapia

La Mindfulness è una pratica che affonda le proprie radici nell’antica tradizione buddhista, ma non è una pratica religiosa. Si avvale di concetti provenienti dal mondo Zen, dalla Psicoterapia e dalla Meditazione. Insegna sia a prestare attenzione al presente in modo consapevole, senza lasciarsi travolgere dal flusso dei pensieri, sia a percepire il mondo con maggiore consapevolezza e gratitudine. Le pratiche di Mindfulness allenano l’attenzione a “stare nel momento presente”, a non vagare “rapiti” dalle reazioni emotive e dagli automatismi mentali. La mente umana girovaga spesso perché attratta da un pensiero, una sensazione o un’emozione; tramite la Mindfulness si impara a “lasciare andare sullo sfondo” tale distrazione, con gentilezza e determinazione, per riportare l’attenzione su quanto si svolge durante la pratica meditativa (per esempio il respiro, i suoni, le parti del corpo).


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