Autore: Dott.ssa Elena MaggioraProf.ssa Maria Elisabetta Baldassarre

In questa fase dello sviluppo del bambino si formano sia le capacità fisiche necessarie a digerire cibi diversi dal latte, sia le abilità neuromotorie per alimentarsi con consistenze non liquide  

Lo svezzamento (il termine scientifico è alimentazione complementare) rappresenta una tappa fondamentale nello sviluppo di un bambino, segnando il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea a una dieta varia e ricca di consistenze e sapori. Questo passaggio è fondamentale per soddisfare le crescenti esigenze nutrizionali del lattante che il latte materno o artificiale non riescono più a coprire da soli, e per favorire lo sviluppo del gusto, delle abilità masticatorie e di deglutizio- Svezzamento, ne, oltre a promuovere una maggiore autonomia alimentare.

Cosa dicono le Linee Guida

Le Linee Guida europee (fornite dalla “European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition”) raccomandano di iniziare lo svezzamento tra i 4 mesi e i 6 mesi. In tale periodo, sviluppano sia le capacità fisiche necessarie a digerire cibi diversi dal latte, sia le abilità neuromotorie per alimentarsi con consistenze non liquide. È fondamentale rispettare il “timing” corretto, valutando segnali come la capacità di stare seduto con supporto e l’interesse verso il cibo. È importante introdurre gradualmente alimenti con consistenze adeguate, come puree, cibi passati o semisolidi, opportunamente adattati per soddisfare le esigenze fisiologiche del lattante. L’offerta dei nuovi alimenti dovrà essere varia nelle consistenze e nella tipologia per facilitarne l’accettazione. Il rifiuto iniziale di alcuni nuovi alimenti è normale: riproporli più volte è cruciale per attuare di una dieta varia e bilanciata.

Quale approccio?

La ricerca scientifica recente suggerisce che introdurre precocemente un’ampia varietà di alimenti favorisca lo sviluppo della tolleranza immunitaria, riducendo il rischio di risposte allergiche in età successive. Questo avviene grazie all’esposizione graduale del sistema immunitario a potenziali allergeni, ciò aiuta a riconoscere come sicure alcune sostanze estranee. È consigliabile, pertanto, introdurre tutti gli alimenti, inclusi quelli potenzialmente allergenici (come uova, frutta secca e glutine), entro il primo anno di vita. Tale approccio non dev’essere diverso nei bambini con familiarità per Allergie e Intolleranze alimentari. Diversamente dagli schemi tradizionali di alimentazione complementare, che prevedono l’introduzione di specifici alimenti secondo un calendario predefinito, l’autosvezzamento, o “baby-led weaning” (BLW), è un metodo che permette al bambino di esplorare e consumare nuovi alimenti secondo una scelta personale. Invece di ricevere cibi di consistenze definite dai genitori (tradizionalmente passati o omogeneizzati all’inizio e offerti secondo uno schema specifico), i bambini sono incoraggiati a sperimentare cibi che scelgono, possono afferrare e portare alla bocca da soli. Questo approccio, secondo alcuni studi, promuove una maggiore autonomia, migliora la coordinazione occhio-mano e può aiutare a sviluppare preferenze alimentari più varie ma richiede che il bambino sia sempre supervisionato durante i pasti per evitare il rischio di soffocamento. Non esistono tuttavia studi al momento che abbiano dimostrato l’adeguatezza nutrizionale dell’autosvezzamento.

Come comportarsi con i bambini pretermine

Per i bambini nati pretermine, l’inizio dell’alimentazione complementare si basa sull’età corretta, calcolata considerando la data prevista del parto anziché quella effettiva di nascita. Sebbene questi bambini possano avere esigenze nutrizionali specifiche e raggiungere lo sviluppo neuromotorio in tempi diversi, non è necessario adottare schemi particolari per l’introduzione di alimenti potenzialmente allergenici o contenenti glutine.

Allergia o Intolleranza, quale distinzione?

Nel corso dello svezzamento è possibile che emergano Allergie e Intolleranze alimentari, due condizioni che, nonostante siano spesso confuse, presentano cause e sintomi differenti che è fondamentale distinguere al fine di adottare strategie di gestione adeguate. • Allergie alimentari: sono reazioni del sistema immunitario a una proteina specifica presente in un alimento, erroneamente identificata come nociva; queste reazioni possono talvolta essere immediate e potenzialmente gravi, come nel caso delle Allergie a frutta con guscio, uova o crostacei;

  • Intolleranze alimentari: sono legate a un deficit enzimatico o a difficoltà nella digestione di certi componenti alimentari, come nel caso dell’Intolleranza al lattosio o della Sensibilità al glutine. L’Intolleranza al lattosio è causata dalla mancanza dell’enzima lattasi, necessario per scindere il lattosio in zuccheri più semplici. Diversamente, la Sensibilità al glutine, che non è una “vera Allergia”, si manifesta con sintomi che possono simulare quelli di una reazione allergica, ma senza coinvolgere il sistema immunitario in maniera diretta.

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