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Pelle, rigenerarla con le staminali

Autore: Dott. Giovanni Vizzini

Grazie alle cellule staminali, la Medicina rigenerativa è in grado di riparare parti del corpo danneggiate da malattie o interventi chirurgici 

Cuori, reni, polmoni e vesciche “artificiali”, nati dalle più moderne tecnologie e dalle più recenti ed avanzate acquisizioni scientifiche in ambito bio-medico, sono al centro del dibattito, così come delle prospettive della Medicina del futuro. Una sfida stimolante per Medici e Ricercatori, ricca di opportunità terapeutiche impensabili fino a poco tempo fa e una speranza concreta per tutti i Pazienti affetti da patologie gravi come disfunzioni e malattie d’organo, patologie di carattere oncologico e problematiche visibili, come i danni tissutali successivi a traumi importanti, difficilmente trattabili se non con una sostituzione “artificiale”.
Una sfida sulla quale si sono già mossi passi importanti, anche se non privi di criticità, cui i Ricercatori stanno provando a dare risposte concrete e sempre più risolutive, sfruttando vantaggi e opportunità offerti, per esempio, dalla Medicina rigenerativa. Si tratta di una branca specialistica in grado di “riparare” il corpo, oppure una lesione, con parti create in laboratorio ma non tramite elementi meccanici, come per esempio i cuori in titanio utilizzati nei Pazienti in attesa di trapianto, bensì con parti viventi create da cellule autologhe cioè provenienti dal Paziente stesso.

La Medicina rigenerativa

Questa nuova branca specialistica è in crescente evoluzione, incentivata dal rapido sviluppo della tecnologia e delle conoscenze scientifiche, nonché dalle crescenti necessità di una popolazione che invecchia e che subisce il deterioramento cronico della funzione degli organi vitali, non più contrastabile con il semplice utilizzo dei trattamenti medici attualmente disponibili. Questo è dunque lo scenario nel quale i Ricercatori sono impegnati nel trovare e nel mettere a punto tecniche e strategie per creare organi perfetti, del tutto simili a quelli umani e in grado di sostituire quelli danneggiati a tal punto da non poter più essere recuperabili.
Grandi Centri di ricerca in tutto il mondo sono impegnati in questa direzione, coinvolti in progetti molto ambiziosi che hanno l’obiettivo di “riparare” il corpo umano usando parti anatomiche artificiali, create con materiali provenienti da maiali o coltivate in laboratorio, come ad esempio le cellule staminali.

Le cellule staminali

Queste preziosissime cellule, rispetto a quelle normali che hanno il compito di far funzionare gli organi, far battere il cuore, consentire al cervello di pensare e ai reni di depurare il sangue e così via, hanno un ruolo molto speciale: ricreare tutti gli altri tipi di cellule. Motivo per cui le cellule staminali sono state definite i “fornitori” di nuove cellule, di qualunque tipo esse siano, attraverso un processo che sembra molto semplice ma che, in realtà, è delicato e complesso e consiste nella scissione della cellula stessa che, attraverso questo meccanismo, ne produce un’altra.

Le diverse applicazioni

Quando una cellula staminale si divide, può creare altre cellule staminali oppure cellule di altre tipologie: nel caso della pelle, ad esempio, possono originarsi nuove cellule staminali della cute oppure cellule diverse con ruoli più specifici, come può essere quello di produrre il pigmento della melanina.
La scienza oggi si è spinta ancora più in là, riuscendo ad influenzare persino il comportamento di crescita e di risposta delle stesse cellule staminali all’interno di sistemi ben controllati, con enormi vantaggi terapeutici per i Pazienti, che in questo modo vengono riforniti direttamente di cellule staminali sane o cellule differenziate ricavate da esse, per sfruttarne la capacità innata di rigenerazione dei tessuti. Un esempio di applicazione può essere il trapianto di cellule staminali per riparare il tessuto cardiaco danneggiato da Infarto, oppure, sempre nel caso della pelle, un innesto per guarire gravi lesioni traumatiche come ustioni, ferite o cicatrici indotte da interventi di Chirurgia demolitiva.


Cellule staminali dal tessuto adiposo

Negli ultimi anni, la cute creata in laboratorio grazie all’Ingegneria tissutale, è stata impiegata svariate volte per chiudere ferite, coprire temporaneamente ustioni e per curare ulcere del piede nei Pazienti diabetici. Un procedimento ormai molto diffuso, e applicabile in numerosi ambiti, è quello di ricorrere alle cellule staminali derivate dal tessuto adiposo per rigenerare non solo i tessuti traumatizzati da grandi ustioni, bruciature e cicatrici, ma interessate anche da fibrosi causate da radiazioni associate a terapie oncologiche, oppure ancora nel caso di interventi di Chirurgia Plastica ricostruttiva con finalità terapeutico-estetiche, ad esempio per ricostruire organi colpiti da Tumore della mammella. La Chirurgia ricostruttiva per le Pazienti affette da questa neoplasia ha tradizionalmente previsto l’uso di protesi al silicone o, in alternativa, di innesti adiposi autologhi, cioè prelevati dalla Paziente stessa.
Entrambe le tecniche tuttavia, presentano vantaggi e rischi specifici. Di recente, anche grazie allo sviluppo di strumenti chirurgici altamente specializzati e ormai ampiamente disponibili, il numero di innesti di tessuto adiposo è fortemente aumentato, ma il problema principale di questo approccio resta la potenziale perdita di volume delle cellule adipose stesse oppure il loro progressivo assorbimento nel corso degli anni, vanificando così, quasi del tutto, la terapia iniziale.

Metodi di isolamento cellulare

Per contrastare questi effetti, e per raggiungere un risultato terapeutico ottimale, la Ricerca scientifica si è quindi concentrata sullo sviluppo di metodi e tecniche di identificazione e isolamento cellulare che consentano di ottenere dei prodotti cellulari per un utilizzo clinico più efficace e sicuro. Uno dei metodi che ha ottenuto solide prove di efficacia in questo senso, è quello sviluppato negli Stati Uniti, presso il Centro Medico dell’Università di Pittsburgh (UPMC), dal Professor J. Peter Rubin, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Plastica di UPMC e Co-Direttore del Centro Cellule Staminali Adipose dell’Università di Pittsburgh e dal Professor Albert Donnenberg, Direttore dei Laboratori di Cellule Staminali Ematopoietiche di UPMC e di UPMC Children’s Hospital.
In particolare, una volta effettuato il prelievo di tessuto adiposo o grasso (adipe) dall’area addominale del Paziente, attraverso l’uso di tecniche microinvasive, questo viene trattato nel corso della stessa seduta operatoria, adottando quelle procedure innovative, verificate con studi clinici controllati, sviluppate dai Ricercatori e che si sono dimostrate efficaci nel garantire migliori effetti rigenerativi, oltre a rivelare una maggiore capacità di ripristino del volume dei tessuti molli rispetto alle procedure tradizionali. L’uso delle cellule staminali, quindi, stimola una maggiore capacità di accelerare il processo di cicatrizzazione e guarigione dei tessuti, e consente anche di migliorarne gli esiti estetici ad esempio dopo un intervento di Chirurgia importante e/o demolitiva. Unendo ad esse anche una certa quantità di tessuto adiposo, questo processo sembra essere ulteriormente avvantaggiato e velocizzato.

La Chirurgia Ricostruttiva in Italia

Il programma clinico di Chirurgia Ricostruttiva messo a punto a Pittsburgh (UPMC), viene svolto anche in Italia e precisamente presso il Centro della rete internazionale di UPMC di Roma (UPMC-SalvatorMundi International Hospital). Presso l’ospedale si è infatti costituito un gruppo di Ricercatori e di clinici statunitensi ed italiani, in grado di trattare, oltre alle Pazienti che necessitano di intervento ricostruttivo al seno, anche le lesioni cutanee importanti, come bruciature e grandi ustioni, e di effettuare interventi di riparazione tissutale di articolazioni e/o tendini a seguito di Malattie degenerative. L’arrivo, anche nel nostro Paese, di questa particolare Terapia cellulare e l’esempio emblematico dei benefici derivanti dalla collaborazione tra i massimi esperti internazionali in Chirurgia Plastica e Medicina Rigenerativa di UPMC, dell’Università di Pittsburgh e l’Italia, sta dando all’assistenza ai Pazienti un valore aggiunto straordinario, garantendo loro l’offerta delle migliori terapie possibili.
Questa nuova tecnica con cellule staminali prelevate da tessuto adiposo potrebbe trovare ulteriori applicazioni anche nei casi di Chirurgia Estetica in cui sia necessaria una maggiore disponibilità di adipe, per esempio per “riparare” l’evidente perdita di volume adiposo nel volto dovuto al fisiologico invecchiamento dei tessuti.

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