L’Elicriso è una pianta perenne legnosa molto profumata, appartenente alla famiglia delle Asteraceae (o Compositae). Il termine “elicriso”, dal greco “helios” (sole) e “chrysos” (oro), fa riferimento al colore dei suoi fiori, per cui la specie viene anche chiamata volgarmente “sole d’oro”, e alle condizioni climatiche che favoriscono la buona crescita della pianta in pieno sole. Infatti l’Elicriso è una pianta tipica della macchia mediterranea capace di ambientarsi anche in habitat siccitosi ed è comune in luoghi incolti e pietrosi, dove forma fitte macchie dorate e odorose.
I fiori
Di colore giallo chiaro e raggruppati in infiorescenze a capolini, sono la parte della pianta che viene usata a fini terapeutici dopo essiccamento (droga). L’aroma della pianta ricorda la camomilla; il sapore è amarognolo e metallico, persistente, ed è dovuto alla presenza di lattoni sesquiterpenici (sostanze tipiche delle Asteraceae).
I fiori, solitamente raccolti prima della fioritura, da giugno ad agosto, sono noti per conservare, anche dopo l’essiccamento, il loro colore naturale: tale qualità, oggi attribuita all’elevato potere antiossidante, la rese famosa in passato come pianta dell’immortalità, mentre oggi la rende particolarmente adatta all’utilizzo per la preparazione di composizioni floreali.
Nonostante il suo vasto potenziale terapeutico, l’Elicriso ad oggi rimane una droga legata all’uso tradizionale. Esso, infatti, non è presente nella Farmacopea Italiana, ma è inserito nella Farmacopea Svizzera, nelle Monografie Tedesche del Ministero della Sanità e nelle Monografie dell’EMA.
Un po’ di storia
L’impiego medicinale dell’Elicriso è noto fin dalla Medicina greco-romana; già Galeno che lo definiva amaranto o crisantemo, lo consigliava perché “dissecca, bevuto semplicemente, tutti i flussi”: tale azione veniva fatta probabilmente derivare, secondo la teoria della segnatura, dall’habitat in cui la specie vive, ovvero luoghi secchi, sassosi e soleggiati. Sempre Galeno dice: per la sua virtù “incisiva e disseccativa provoca, la sua chioma bevutta con vino, i mestrui”. Ed ancor prima Plinio nella sua “Naturalis Historia” evidenziava le qualità dell’Elicriso per regolarizzare il flusso mestruale, uso riportato per altro anche da Dioscoride.
Il Mattioli parlando dell’Elicriso dice: “giova la sua chioma bevuta con vino al morso delle serpi, alle sciatiche, alle distillationi dell’orina, e ai rotti: provoca i mestrui. Bevuta con vino melato risolve il sangue appreso nella vescica, e parimente nel ventre: bevuta medesimamente a digiuno con vino bianco inacquato...proibisce il catarro che scende dal capo...”
Proprio quest’ultima attività riportata da Mattioli e la constatazione che nelle campagne toscane i conta dini curavano con infusi di Elicriso il bestiame affetto da Malattie bronchiali, ispirarono negli anni 1940/50 il Medico Leonardo Santini allo studio dell’Elicriso come specie medicinale per Bronchiti croniche, pertosse e forme asmatiche. Alcuni Pazienti trattati per le Bronchiti presentavano anche Psoriasi, che con l’assunzione di preparati (di solito decotti) a base di Elicriso migliorò sensibilmente: questo fece intuire le potenzialità del “sole d’oro” anche verso alcune problematiche della pelle.
La composizione chimica
I fiori di Elicriso, che costituiscono la parte della pianta utilizzata a scopo terapeutico, sono caratterizzati dalla presenza di:
- olio essenziale contenente monoterpeni, tra cui geraniolo, monoterpene aciclico dall’odore piacevole; nerolo, alcol terpenico presente in forma libera e in forma di estere come acetato di nerile, linalolo (monoterpene dall’odore gradevole, tipico della lavanda), e sesquiterpeni amari;
- acidi organici (acido caffeico, ad attività batteriostatica, acido ursolico); flavonoidi, tra cui naringenina, elicrisine (glucosidi della naringetina) con attività fotoprottetiva e antieritematosa, inoltre β-sitosterolo; calconi colorati quali isosalipurposide ed elementi inorganici, tra cui silicio, ferro, calcio, magnesio, potassio, sodio, fosforo.






