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Malattie cardiovascolari: attenzione all’alimentazione

Autore: Dott.ssa Clotilde CacciaDott.ssa Annalisa Maghetti

L’aumento dei grassi nel sangue, responsabile di Malattie cardiovascolari, può essere prevenuto e controllato con una sana alimentazione e stili di vita corretti 

Negli ultimi cinquant’anni lo stile di vita, in particolare nei paesi occidentali, si è purtroppo orientato, da un lato, verso l’adozione di un’alimentazione ad alta densità energetica e sbilanciata, dall’altro verso la diminuzione dell’attività fisica. Questi cambiamenti nel tempo hanno portato, in soggetti predisposti, allo sviluppo di disordini metabolici, le cosiddette Dislipidemie, un gruppo di condizioni patologiche caratterizzate da una elevata quantità di lipidi (colesterolo, trigliceridi o entrambi) nel sangue.

Alcuni dati

Negli ultimi decenni l’attenzione per queste condizioni cliniche è in forte aumento poiché costituiscono un fattore di rischio per lo sviluppo di Malattie cardiovascolari, considerate globalmente la causa principale di mortalità e disabilità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, facendo riferimento all’anno 2012, attribuisce ad esse la causa del 30% delle morti totali, con una media di 17 milioni di morti all’anno. Si stima che nel 2030 la media di decessi per anno aumenterà finocolesteroa raggiungere i 23,3 milioni, cifra che sembra destinata a incrementare ulteriormente a causa dell’invecchiamento della popolazione e dei livelli progressivamente crescenti di sedentarietà ed Obesità. L’ultimo aggiornamento epidemiologico del 2016 nel nostro continente riferisce circa 4 milioni di morti all’anno per Malattie cardiovascolari, corrispondente al 45% delle morti totali, con numerosità più elevata nelle donne (2,2 milioni) rispetto agli uomini (1,8 milioni).

Dagli studi alle certezze

La prima volta in cui si cominciò a indagare la relazione esistente fra Dislipidemia e Malattie cardiocircolatorie fu circa 170 anni fa, quando J. Vogel, un Medico tedesco, dimostrò la presenza di Colesterolo nelle placche aterosclerotiche (ispessimento asimmetrico dello strato più interno delle arterie), ma solo in seguito la Ricerca ha proseguito in questo ambito e nel 1948, negli Stati Uniti, è stato sviluppato uno dei più importanti studi epidemiologici, inteso a valutare il rischio delle Malattie cardiovascolari: il “Framingham Heart Study” che continua ancora oggi a fornire importanti contributi scientifici. La sua nascita è strettamente legata alla vicenda personale del Presidente Americano Franklin D. Roosevelt che, affetto da Ipertensione arteriosa, morì prematuramente di emorragia cerebrale nel 1945, impedendogli di assistere alla nascita delle Nazioni Unite nel cui progetto aveva investito molte delle sue energie. Questo evento storico, unito all’alta incidenza delle morti negli USA per problemi cardiovascolari (1su 2 morti era attribuibile a ciò), spinse i Ricercatori del National Heart Institute, in collaborazione con l’Università di Boston, a progettare il grande studio nel Massachusetts.
Il primo campione fu esaminato tra il 1948 e il 1952 e comprendeva 5209 individui tra uomini e donne, dai 28 ai 62 anni, appartenenti alla comunità urbana di Framingham. Nel corso del tempo, fino ad arrivare ai giorni nostri, sono state incluse nello studio le successive generazioni con l’obiettivo di identificare i principali fattori di rischio per le Malattie cardiovascolari, quali l’Ipertensione, l’Ipercolesterolemia (alti livelli di colesterolo), il Diabete, la mancanza di attività fisica, il fumo di sigaretta e più recentemente i bassi livelli di colesterolo buono e gli elevati livelli di trigliceridi (Ipertrigliceridemia).

Cosa sono le Dislipidemie

Come abbiamo già detto, la Dislipidemia è una condizione clinica caratterizzata da un’alterazione quantitativa dei livelli dei lipidi circolanti nel sangue, in particolare colesterolo e trigliceridi. L’Ipercolesterolemia si instaura quando si innalza il colesterolo totale (superiore a 200 mg/dl), mentre parliamo di Ipertrigliceridemia quando aumentano i trigliceridi (superiore a 150 mg/dl). Sono condizioni che possono essere isolate o associate. Poiché le patologie sono svariate e i lipidi coinvolti sono diversi, sarebbe più corretto parlare al plurale di Dislipidemie.

Come si individuano

Le Dislipidemie si possono diagnosticare attraverso un esame del sangue con il quale si misurano i trigliceridi, il colesterolo totale e le sue due frazioni principali, cioè il colesterolo LDL e HDL.
Il colesterolo LDL, chiamato anche “cattivo”, se presente in quantità eccessive nel sangue contribuisce alla formazione della placca ateromasica, cioè un’area di degenerazione grassa, di colore giallastro, visibile all’interno di arterie di medio e grosso calibro. Facendo riferimento alle linee guida dell’European Society of Cardiology (ESC) e dell’European Atherosclerosis Society (EAS) del 2016, il colesterolo LDL dovrebbe essere minore di 115 mg/dl per i soggetti con un rischio moderato, minore di 100 mg/dl per quelli ad alto rischio, e minore di 70 mg/ dl per le persone ad altissimo rischio.
Con la definizione “soggetti ad alto o altissimo rischio” intendiamo coloro che hanno già avuto Malattie cardiovascolari pregresse, Diabete, Insufficienza renale cronica o importanti fattori di rischio individuali (identificabili attraverso una tabella di stima del rischio, in cui vengono considerati sesso, età, fumo, livelli di colesterolo lo totale e pressione arteriosa).
Il colesterolo HDL, chiamato anche “buono”, svolge una funzione protettiva sullo sviluppo delle Malattie cardiovascolari; pertanto, bassi valori di colesterolo HDL (inferiori a 35 mg/dl nell’uomo e minori di 40 mg/dl nelle donne) sono considerati fattore di rischio per tali patologie.


 

Prevenzione fin da giovani

La prevenzione cardiovascolare dovrebbe essere oggetto di attenzione anche da parte dei giovani, e non solamente in età matura, poiché l’Aterosclerosi è un processo che si sviluppa molto lentamente a partire già dai primi anni di vita ed insidiosamente si manifesta nel tempo con danni clinici alle volte irreparabili. Chi si alimenta in modo scorretto introduce poche fibre, maggiori quantità di grassi (per lo più di origine animale) e zuccheri, che direttamente o indirettamente agiscono in modo negativo sullo spettro lipidico e sugli aspetti cardiocircolatori. Spesso le Dislipidemie sono inoltre associate a Sovrappeso od Obesità, per cui una riduzione del peso attraverso una sana ed equilibrata alimentazione ed un cambiamento dello stile di vita potrebbero portare a dei miglioramenti anche dal punto di vista del profilo lipidico.

Cibi anti-colesterolo

Seguire quotidianamente una sana alimentazione contribuisce pertanto a prevenire e a tenere sotto controllo alti livelli di colesterolo; vediamo quali sono gli alimenti da preferire e gli accorgimenti da seguire: • aumentare il consumo di fibre attraverso l’incremento di verdura, frutta, legumi (anche la soia) e cereali (come farro, avena, grano saraceno) sia integrali che non. Le fibre possono aiutare a diminuire l’assorbimento dei grassi nell’intestino e molti cibi che ne sono ricchi contengono anche fitosteroli, sostanze di origine vegetale utili per l’abbassamento del colesterolo;

• ridurre l’assunzione di cibi ricchi in grassi saturi e trans, come carni grasse, salumi, burro, formaggi, prodotti da forno industriali, cioccolato, ed aumentare il quantitativo di prodotti di origine vegetale;

scegliere grassi insaturi, come l’olio di oliva extravergine e olio di semi, meglio se a crudo poiché la cottura cambia la struttura dei grassi; pesce, in particolare quello grasso, come salmone, tonno, sgombro; frutta secca, prevalentemente noci, nocciole e mandorle. Va infine sottolineato che se un pasto al giorno è a base di cereali e verdure si riduce intuitivamente il quantitativo di colesterolo introdotto che tipicamente è un grasso di origine animale.

Prevenzione a tavola

Nutrirsi in maniera equilibrata risulta fondamentale anche per controllare i livelli di trigliceridi presenti nel sangue. Occorre innanzitutto prestare attenzione agli zuccheri poiché un eccesso di questi potrebbe provocare un innalzamento dei trigliceridi. Alcol, dolci, sciroppi, succhi di frutta, bevande gasate zuccherate sono alimenti da concedersi esclusivamente nelle occasioni speciali. Ricordiamoci che anche lo zucchero da cucina, compreso quello di canna integrale, è un carboidrato semplice; anche la frutta ne contiene un alto contenuto sotto forma di fruttosio, per cui si consiglia di non superare le 2-3 porzioni al giorno.

Se la dieta non basta...

Quando non è possibile ottenere dei miglioramenti con la sola modifica dello stile di vita, il Medico può ricorrere ad integratori e farmaci. Negli ultimi anni l’industria ha fatto passi avanti in questo ambito: sono state identificate strategie nutrizionali basate sul consumo di cibi o integratori dietetici funzionali che aiutano ad abbassare notevolmente i livelli di colesterolo e trigliceridi.
Da ultime revisioni risalenti al 2017, le evidenze sembrano supportare l’effetto ipocolesterolemizzante di alcuni nutraceutici, quali i fitosteroli, la fibra e il riso rosso fermentato. Una molecola di quest’ultimo, la monacolina K, agisce sul colesterolo attraverso un meccanismo simile a quello delle statine, e può aiutare, insieme all’adozione di uno stile alimentare sano, nelle situazioni di lieve Ipercolesterolemia o di Intolleranza alle statine. Un’altra sostanza, la cui azione sembra avere effetti positivi non solo sull’abbassamento del colesterolo, ma anche sui trigliceridi e sull’innalzamento del colesterolo HDL è la berberina, ma è stata testata prevalentemente sulla popolazione asiatica, ragione per cui sarebbero necessari ulteriori studi per verificare la sua efficacia in altri gruppi etnici.
Da un punto di vista farmacologico la terapia d’elezione per l’Ipercolesterolemia prevede l’uso di statine e per l’Ipertrigliceridemia l’uso di fibrati.