Autore: Prof. Davide Festi Dott.ssa Martina Taddia Dott. Giovanni Marasco

Abitudini di vita, alimentazione disordinata e stress sono fattori da valutare ma è comunque necessaria una diagnosi tempestiva e accurata

II dolore ricorrente allo stomaco rappresenta un sintomo frequente e talvolta sottovalutato. A differenza del dolore allo stomaco acuto, che si caratterizza per una insorgenza improvvisa e che può essere sintomo di patologie importanti, il dolore allo stomaco ricorrente è un dolore cronico, spesso presente da tempo, con intensità e caratteristiche variabili e che può pertanto influenzare negativamente la qualità di vita della persona che ne soffre.
Spesso questo sintomo viene attribuito ad errate abitudini di vita, quali il fumo, l’alcol, l’alimentazione disordinata o genericamente ad una condizione cronica di stress, ma può anche essere la spia di patologie più serie e quindi una diagnosi tempestiva ed accurata è indispensabile.
Numerose e differenti tra loro sono le patologie che hanno nel dolore cronico allo stomaco uno dei sintomi principali del quadro clinico: l’Infezione da Helicobacter Pylori, la Gastropatia da farmaci, la Malattia da Reflusso Gastroesofageo, la Litiasi Biliare e,  più in generale, la Sindrome dispeptica e quindi nel singolo Paziente è indispensabile effettuare un’accurata diagnosi differenziale.  

Helicobacter Pylori 

E’ un’infezione particolarmente diffusa,  tanto da interessare circa la metà della popolazione mondiale. L’infezione  probabilmente viene acquisita  attraverso l’ingestione del batterio e la trasmissione inter-umana per via  oro-fecale (per esempio con l’ingestione di acque contaminate) o oro-orale(contatti diretti, goccioline di  saliva) è la più plausibile. Nella maggior parte dei casi l’infezione viene acquisita precocemente nell’infanzia o nell’adolescenza e tende poi a  persistere per tutta la vita. Negli ultimi  decenni nei Paesi industrializzati l’incidenza  dell’infezione si è marcatamente  ridotta grazie al miglioramento delle condizioni socio-economiche. 
L’Helicobacter Pylori è un batterio che si annida nel piloro (la regione  dello stomaco al confine con il duodeno) e, tramite un suo particolare  enzima, si apre un varco all’interno  della mucosa dello stomaco; tale  enzima infatti permette di contrastare  l’acidità gastrica creando un ambiente favorevole all’attività del batterio che inizia così una sorta di erosione  della mucosa. E’ quindi importante identificare la presenza dell’Helicobacter   Pylori in quanto può provocare situazioni che vanno dalla Gastrite   cronica all’Ulcera. Inoltre, dai numerosi studi sulla relazione tra L’Helicobacter  Pylori e Cancro gastrico, è emerso che questa infezione è associata ad un incremento del rischio di sviluppare  un Adenocarcinoma gastrico.  
Nella maggior parte dei casi l’infezione non presenta sintomi, oppure  presenta sintomi lievi, quasi impercettibili, e persiste per tutta la vita senza  che si sviluppi mai alcuna patologia  del tratto digestivo superiore. Nei  restanti casi il processo infiammatorio gastrico può divenire intenso e provocare sintomi come bruciore e dolore gastricio ricorrente, nausea, vomito, eruttazione frequente e perdita di peso. In presenza di Ulcera peptica, il dolore può divenire particolarmente   intenso ed il Paziente può riconoscere tracce di sangue più o meno digerito nelle feci e/o nel vomito, che assumono tonalità varianti dal colore rosso scuro al nero. Tutti questi sintomi  meritano di essere posti al più presto all’attenzione del Medico.  
Esistono test diagnostici più o meno invasivi per la ricerca del batterio. Tra i test invasivi rientra l’Endoscopia che è   sicuramente la tecnica più sensibile e   specifica per esaminare il tratto digerente  superiore. Oltre a permettere la diretta visualizzazione della mucosa, l’endoscopia consente di effettuare   prelievi bioptici multipli che andranno   analizzati per la ricerca di Helicobacter   Pylori. La sensibilità di tutti i test diagnostici, tranne la sierologia, può  essere ridotta dalla recente assunzione   di antisecretori o antibiotici che   possono indurre risultati falsamente   negativi. Si raccomanda quindi di   eseguire qualsiasi test diagnostico,  tranne la sierologia, a distanza di almeno 4 settimane dalla sospensione dei suddetti farmaci. 
La terapia di prima linea per eradicare l’Helicobacter Pylori è chiamata “triplice  terapia” perché basata sulla somministrazione di una combinazione di tre farmaci. I regimi terapeutici attualmente in uso consistono in un inibitore di pompa protonica in associazione a  due antibiotici somministrati per 7-10 giorni. I due più importanti obiettivi nella eradicazione sono di ottenere la stretta aderenza del Paziente al trattamento e di utilizzare farmaci verso i quali l’Helicobacter Pylori non sia resistente. Dopo qualche settimana dal termine del trattamento, verranno  prescritti nuovi esami diagnostici per accertarsi dell’avvenuta eradicazione del batterio e, nel caso di persistenza dello stesso, si imposterà una terapia di seconda linea.   


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