Smog, il nuovo tessuto che lo assorbe

Autore: Ing. Gianmarco Cammi Antonella Ciana

È ormai alla portata di tutti una innovativa tecnologia “energy free” e a “impatto zero”, che sfrutta il naturale movimento dell’aria per depurarla

“Un mondo pulito in un batter d’Aria”, ama dire l’ideatore di The Breath® il tessuto ecologico che “mangia” lo smog, l’Ingegnere Gianmarco Cammi, Direttore Operativo di Anemotech Srl, una start-up tutta italiana che è stata selezionata tra le 10 migliori tecnologie candidate al Premio per lo Sviluppo Sostenibile 2016. “Anemo” viene dal greco ánemos, che significa “vento”, “soffio” e - quindi - “respiro”: si tratta di una nuova fibra nanotecnologica che può essere appesa come un quadro o rivestire intere pareti di abitazioni, scuole, luoghi pubblici; la cosa più rivoluzionaria è che riduce e assorbe gli inquinanti presenti nell’aria utilizzando semplicemente l’energia da lei stessa creata. Ne parliamo qui con il suo ideatore.

Dott. Cammi, cos’è The Breath®?

In sintesi, si tratta di pannelli formati da una nuova fibra nanotecnologica in grado di assorbire e poi abbattere le molecole inquinanti presenti nell’atmosfera. Tutto ciò funzionando in maniera del tutto passiva, cioè senza richiedere fonti energetiche esterne e, quindi, a basso impatto ambientale e in linea con le politiche sociali ed energetiche attuali.

Un passo indietro: come è nata l’idea?

L’idea nasce incentivata dalla mia precedente esperienza professionale, formatasi nel mondo dell’ambiente di cui, quindi, conosco molto bene i problemi; quando poi sono nati i miei figli, la coscienza di ciò che ci circonda e dell’aria che respiriamo mi ha suggerito l’idea di creare un accessorio che renda più salubre l’ambiente e che al tempo stesso non richieda energia, cioè contestualizzando qualcosa che è intorno a noi, come l’aria. Uno strumento, quindi, che viva di vita propria e non necessiti di manutenzione o di essere acceso o spento. In seguito ho incontrato due imprenditori (il Dott. Barabino e il Dott. Brugnoli) che hanno fortemente creduto in questa idea, così abbiamo creato la startup Anemotech (di cui oggi sono il Direttore operativo per tutta la parte gestionale) cominciando a costruire l’oggetto vero e proprio. Questo ha richiesto tre anni di ricerca e sviluppo fortissimi ed economicamente molto dispendiosi, ma tengoa sottolineare che la fortuna di questo progetto è stata l’aver trovato due imprenditori “illuminati” e con una visione aziendale molto particolare.

La genialità di questa tecnologia, quindi, sta nella sua “passività”?

Esatto. Tutto è nato dall’idea della passività, cioè di un oggetto in grado di lavorare costantemente senza che noi dobbiamo fare nulla. Oggi concettualmente noi immaginiamo un mondo sporco dove l’aria si muove e un mondo pulito (per esempio all’interno delle nostre case) dove l’aria non si muove. In realtà, è un errore: all’interno delle case l’aria si muove, eccome! Chi ha cronicità come l’asma è il primo a capire che c’è un movimento di pulviscolo... Bene, sino a oggi quando si parlava di inquinamento di ambiente si è sempre pensato a metodi elettronici, come i purificatori, per muovere l’aria. Ma, mi son chiesto, visto che abbiamo una velocità dell’aria che varia (in funzione del tempo e della stagione) da 0.10 a 0.4 mt al secondo, perché non sfruttare proprio l’aria stessa, che si muove continuamente intorno a noi, per creare un oggetto che lavora con l’aria e sull’aria stessa?

Come funziona esattamente questa tecnologia?

Il tessuto che costituisce i pannelli, che possono essere posizionati ovunque, sia all’esterno che in casa (dove assumono la forma di un quadro raffigurante una immagine/fotografia a nostra scelta, o un divisorio, o un tendaggio) sono composti da tre elementi: due strati esterni e uno strato intermedio. Gli strati esterni sono in tessuto idrorepellente dalle proprietà battericide, antimuffa e antiodore; quello intermedio è costituito da fibra a carboni attivi unita da nanomolecole in grado di separare, trattenere e disgregare le micro particelle inquinanti presenti nell’atmosfera. Di fatto, tutta l’aria che attraversa il pannello va prima a impattare sulla superficie frontale o posteriore, rilasciando batteri (e qui avviene la prima fase, che è di filtrazione); quando poi l’aria attraversa lo strato carbonico, lì subentra la nostra tecnologia, che va a bloccare tutte quelle molecole come i VOC (Composto Organici Volatili), gli ossidi di azoto, il monossido di carbonio, l’anidride carbonica e gli ossidi di zolfo, abbattendo i valori di Pm 10, Pm 2,5 e Pm 1,0, insomma tutte quelle che compongono l’EPM (inquinamento ambientale e di monitoraggio) colpevoli di tanti problemi di salute. La prima fase, quindi, è di blocco; successivamente, la parte carbonica va a degradare la parte inquinante. A questo punto la parte carbonica torna in parte a liberarsi, in un continuum che porterà in alcuni casi alla saturazione totale in tempi diversi (da un anno a due anni) a seconda delle zone di posizionamento. All’esterno, dove la portata dell’aria è molto più alta e quindi l’inquinante arriva più velocemente, di solito la durata è di 6 mesi, calibrata su 4 invernali e 8 estivi. A questo punto sarà sufficiente sostituire la cartuccia carbonica, con una minima spesa, per tornare alla performance iniziale.

Qual è la performance di riduzione dell’inquinamento?

La sostenibilità per un anno è quella di circa il 20% di abbattimento, che è un dato eccezionale in quanto non di laboratorio (dove si va oltre il 90%), ma reale, quindi ottenuto in ambienti con un ricircolo d’aria nullo, come ad esempio nelle scuole. Tengo a sottolineare che dietro a The Breath® c’è stato un lavoro di ricerca e sviluppo in collaborazione con un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze e Ingegneria della Materia, dell’Ambiente e dell’Urbanistica; questi hanno curato i test di laboratorio sul materiale, coordinato la fase sperimentale in ambienti indoor e outdoor e seguito le certificazioni agli standard di sicurezza, gestione ambientale ed efficienza dei processi aziendali. Il loro lavoro ha dimostrato che The Breath® abbatte fino al 90% di formaldeide (si pensi ai mobili di case e uffici), oltre l’80% degli ossidi di azoto (riscaldamento e auto diesel) e ossidi di zolfo (emissioni industriali), ridurre oltre l’85% dei COV (Composti Organici Volatili) e dell’Ozono, oltre a neutralizzare batteri, acari, muffe e odori sgradevoli. La ricerca è durata un anno e due mesi ed è stata pubblicata negli Stati Uniti. Le prime installazioni sono state fatte allo Stadio Meazza di Milano e durante Expo 2015, seguite da prove indoor, come nelle aule di un plesso scolastico di Piacenza e in un’aula priva di finestre comunicanti con l’esterno della Facoltà di Ingegneria di Ancona, con risultati in linea con le nostre aspettative.


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