Autore: Dott. Lorenzo Cotrozzi Dott.ssa Alessandra Campanella Dott.ssa Elisa Pellegrini

La “Rhodiola rosea” favorisce il ripristino dell’equilibrio fisiologico in caso di prolungate condizioni di stress

Qualsiasi agente o evento che “minaccia” e, comunque, perturba il nostro equilibrio fisiologico è abitualmente percepito come fattore generante uno stato di tensione, sforzo e affaticamento, che globalmente definiamo situazione di stress. Da un punto di vista prettamente clinico, il processo che porta ad un “riequilibrio” rappresenta, nel complesso, la risposta adattativa del nostro organismo alle nuove condizioni e coinvolge essenzialmente tre sistemi principali: endocrino, nervoso centrale e immunitario. Esso può essere idealmente articolato in stadi progressivi: allarme, resistenza ed esaurimento, ciascuno caratterizzato da un preciso quadro fisiologico e biochimico.
Negli anni sono stati riconosciuti anche sperimentalmente gli effetti benefici di alcune piante medicinali nel modulare fasi distinte della risposta adattiva allo stress. Fondamentalmente esse possono agire riducendo le reazioni nella fase di “allarme”, ritardando o addirittura impedendo lo stadio di “esaurimento”, garantendo così un certo grado di protezione contro stati di stress prolungato.

La pianta

Tra queste specie di piante medicinali utili per sostenere l’organismo nei periodi di stress e stanchezza, si annovera il “Sedum roseum” (L.) Scop., appartenente alla famiglia delle “Crassulaceae” e comunemente nota come “Rhodiola rosea” L.
È una pianta grassa costituita da una parte basale legnosa che emette ogni anno nuovi getti, dotata di fusto sotterraneo e radice molto sviluppati; cresce spontanea in particolare nelle regioni circumpolari- artiche e in alta quota nel continente Euroasiatico (Lapponia e Scandinavia), mentre in Italia è limitata alle zone più elevate del settore alpino. Essa forma cespuglietti verde-grigio alti 20-40 cm, composti da fusti non ramificati che si ergono annualmente dal fusto sotterraneo (rizoma) perennante, sul quale si sviluppano foglie semi-carnose soffuse di rosso ai margini; i fiori sono di tonalità gialla o rossastra. Dai fiori femminili maturano capsule aranciate contenenti piccoli semi.

Proprietà curative di rizomi e radici

Nonostante le testimonianze del passato sull’uso terapeutico di tale pianta risalgano all’alto Medioevo, presso popolazioni vichinghe, e probabilmente a tempi ancora più remoti (come documentato nel 77 d. C. dal Medico Dioscoride nel suo “De Materia Medica”), l’interesse della “Rhodiola rosea”, quale pianta medicinale, è relativamente recente. È soltanto dopo la caduta dell’Unione Sovietica, infatti, e la conseguente divulgazione dei lavori condotti da studiosi russi, che l’Occidente è venuto a conoscenza delle sue molteplici proprietà curative, imputabili soprattutto ai suoi organi sotterranei. Antiche popolazioni siberiane, soprattutto nel corso dei rigidi inverni, ne utilizzavano rizomi e radici per la preparazione di misture alle quali attribuivano proprietà tonificanti, in grado di corroborare la resistenza fisica, stimolare le difese immunitarie e curare e/o prevenire emicranie e disturbi neurologici.


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