Autore: Prof.ssa Elisabetta Miraldi Dott.ssa Anna Magnano

Considerato da sempre una pianta sacra, il Ginkgo biloba possiede principi attivi in grado di combattere l’invecchiamento sia fisico che mentale

L’arrivo in Europa del bellissimo “Albicocco d’argento” (questo il significato di Ginkgo biloba) si fa risalire addirittura alla fine del 1600. Uno studioso tedesco, infatti, durante la sua visita in Giappone, fu particolarmente colpito dalla maestosità di un albero chiamato appunto Ginkyo. Il suo nome deriverebbe dal colore dei suoi frutti (in realtà pseudofrutti), somiglianti all’albicocca ma di un colore più chiaro e tendente all’argento che i giapponesi coltivavano nei luoghi di culto e negli splendidi giardini dei templi dedicati a Buddha come pianta sacra agli dei. Questa sacralità era ispirata sicuramente dalla sua straordinaria longevità (può raggiungere i mille anni di vita) e dalla particolarissima e assai peculiare forma a ventaglio delle foglie.

Un fossile vivente

Questo magnifico albero è conosciuto come la specie più vecchia della Terra. Infatti uno degli epiteti più frequenti con cui lo si definisce è “fossile vivente” poiché è l’esemplare superstite di una flora preistorica che risale ad oltre 250 milioni di anni fa, le Ginkgophyta (Gimnosperme). Il Ginkgo biloba è un albero in grado di sopravvivere ad ogni avversità grazie alla sua capacità di resistenza ai fattori ambientali, all’inquinamento atmosferico e alla sua immunità agli attacchi parassitari. È così resistente che ancora oggi esistono sei esemplari, sopravvissuti alle radiazioni prodotte dalla bomba atomica sganciata sulla città di Hiroshima. Molti esemplari di Ginkgo adornano case, giardini e orti botanici sia perché decorativi per le belle foglie bilobate, di uno splendido colore giallo oro in autunno, sia perché incredibilmente resistenti alle basse e alte temperature, alle malattie e all’inquinamento. Inoltre ha una peculiarità, è caratterizzato da individui con sessualità separata, alberi maschi e alberi femmine (pianta dioica). Questa caratteristica biologica riporta al concetto vitale della filosofia orientale e dei due principi di ying e yang, opposti ma nello stesso tempo interdipendenti, con un’origine reciproca per cui l’uno non può esistere senza l’altro.

Le proprietà delle foglie

La parte utilizzata a scopo terapeutico è la foglia, che emana un lieve odore caratteristico e che viene raccolta in maggio, quando è di un colore verde brillante. Essa contiene un’ampia varietà di composti fitochimici, fra i quali meritano essere citati i flavonoidi, utili per le innumerevoli proprietà antiossidanti e i terpeni e loro derivati, composti caratteristici di questa specie, unici in natura, riscontrati esclusivamente in Ginkgo biloba e con importanti proprietà terapeutiche legate alla circolazione sanguigna.
La foglia, però, non può essere utilizzata così come viene raccolta in quanto tra i suoi componenti si trovano gli acidi ginkgolici, presenti soprattutto nell’involucro esterno del seme e, in parte, anche nelle foglie, che risultano fortemente irritanti. Quindi, in terapia, si utilizza l’estratto secco standardizzato, preparato con una miscela di acqua/acetone e ulteriormente purificato senza aggiunta di costituenti chimici isolati o di estratti concentrati. Questo processo standardizzato elimina anche i componenti che rendono il prodotto meno stabile o tossico (tannini, cere, grassi, acidi ginkgolici, ecc.). Gli estratti così preparati vengono designati come EGb 761 e contengono glicosidi flavonoidici (24%) e derivati terpenici (6%); la quantità di acidi ginkgolici deve essere inferiore a 5 mg/Kg. Dagli estratti purificati e standardizzati vengono poi prodotte compresse rivestite e soluzioni per la somministrazione orale.  


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