Diabete e fattore età
E' una patologia spesso associata a sovrappeso e obesità
ed è particolarmente presente nelle persone anziane

Prof. Domenico Cucinotta
Consulente Area Medica, Ospedale Villa Laura Bologna
Direttore Centro di Bioregolazione Anti-aging, Parma

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Nel nostro Paese il Diabete costituisce uno dei principali problemi sanitari a causa della sua diffusione; questa malattia colpisce infatti circa due milioni di persone.
Le forme di Diabete principalmente riscontrate sono due:
• il tipo 1 si verifica quando l’organismo non riesce a produrre insulina; questa è la forma di Diabete meno comune ed è diagnosticata quasi sempre nell’infanzia;
il tipo 2, detto anche “non dipendente da insulina”, si verifica quando il pancreas non riesce a far fronte all’aumentata richiesta di insulina da parte dell’organismo; questa forma di Diabete ha una notevole rilevanza clinica poiché è frequentemente associata a sovrappeso o ad obesità, ha un’ampia diffusione nella popolazione e rappresenta da sola il 95% dei casi complessivi di Diabete; è la forma più frequente nelle persone anziane. 

Chi sono gli anziani oggi?
La tendenza attuale è quella di spostare sempre più avanti l’età anagrafica che individua la condizione di anziano, in considerazione dell’incredibile allungamento dell’aspettativa di vita che si è realizzato negli ultimi 50 anni. Tuttavia, considerando le modificazioni biologiche dell’organismo, è da ritenere tuttora valida la classificazione in “giovani anziani” per la fascia 65-75 anni e “anziani” per i soggetti di età compresa fra i 75 e gli 85 anni, riservando la definizione di “longevi” a quelli con più di 85 anni e di “centenari” a coloro che si avvicinano o superano il secolo di vita. Fatta questa considerazione, che permetterà ad ogni persona di collocarsi nella propria fascia di anzianità, è necessario ricordare che il Diabete è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare in tutte le età della vita.
I Pazienti diabetici vanno soggetti ad Infarto del miocardio, Ictus cerebrale e Insufficienza vascolare degli arti inferiori in misura da 2 a 4 volte superiore a quella dei non diabetici.
 

Il fattore età
Il peso dei fattori componenti il rischio vascolare si modifica con il progressivo invecchiamento del Paziente diabetico, tanto che il rischio maggiore nelle persone più anziane è rappresentato dall’età. Questo non vuole dire che la condizione di malato diabetico in un ultraottantenne non sia importante, ma la valutazione clinica cambia ed anche le strategie di intervento devono essere adattate all’età ed alla presenza contemporanea di altre malattie.
Ciò che caratterizza per definizione il Diabete mellito è l’aumento della glicemia a digiuno al di sopra dei 125 mg%. La glicemia è un esame che viene effettuato quasi di routine nell’ambito dei periodici accertamenti di laboratorio ed è molto utile. Deve essere effettuato periodicamente in associazione alla emoglobina glicata che descrive il valore medio della glicemia raggiunto nelle 8/9 settimane precedenti all'esame. Questa non è considerata un indicatore diagnostico certo di Diabete, anche se valori al di sopra della norma, con valori di glicemia a digiuno ancora normali, devono essere considerati con sospetto e possono rendere opportuna l’esecuzione di ulteriori accertamenti. Un’emoglobina glicata normale non può escludere l’esistenza di Diabete, ma è indicativa di un buon controllo glicemico. 

I sintomi del Diabete
La diagnosi di Diabete nella persona anziana non è sempre facile, perché ci possono essere casi anomali di malattia che in qualche modo contribuiscono ad una sottostima del problema.
I sintomi più comuni del Diabete sono:
frequente bisogno di urinare;
sete eccessiva;
molta fame;
perdita improvvisa di peso;
aumentato senso di stanchezza;
vista annebbiata.
Tali sintomi nell’anziano possono essere del tutto assenti o sostituiti da sintomi molto più generali come confusione mentale, astenia (poca forza), perdita di peso e/o nicturia (eliminazione di grandi quantità di urine la notte) o pollachiuria (necessità di urinare frequentemente) talora imputata erroneamente nel maschio ad ipertrofia della prostata. Assai frequente è l’esordio caratterizzato dall’insorgenza di infezioni batteriche o micotiche (da funghi), sia a livello cutaneo che del tratto genitourinario, che portano il malato ad interpellare il Medico e a sottoporsi ad esami che svelano la malattia. Talvolta la diagnosi di Diabete nella persona anziana viene posta tardivamente, in occasione di complicanze come malattie dei grandi vasi sanguigni (Infarto del miocardio, Ictus cerebrale, Ischemia acuta di un arto) o di una riduzione delle capacità visive (per la Retinopatia diabetica, associata o meno a Cataratta) o di una compromissione della funzione renale. 

Le buone notizie
In un futuro non tanto lontano la diagnosi precoce di Diabete potrà avvalersi di nuove metodiche che si baseranno su una tecnologia più efficace rispetto alla glicemia a digiuno ed all'emoglobina gliclata. Elevati livelli di prodotti di glicazione sono biomarcatori del Diabete, altamente correlati alle sue complicazioni ed in grado di predire lo sviluppo di retinopatia e nefropatia diabetica. I soggetti diabetici accumulano tali prodotti più rapidamente dei soggetti non diabetici e la tecnica che misura la fluorescenza della cute, causata da eccesso di prodotti di glicazione, potrà addirittura fornire un punteggio quantitativo per il rischio di Diabete. La nuova metodica non richiederà digiuno, non comporterà rischio biologico, e potrà compensare automaticamente le differenze cutanee interindividuali e garantire risultati immediati. Quindi si proporrà come una nuova tecnologia per lo screening e per la valutazione del rischio di complicanze. 

Cos’è l’insulina?
L’insulina è un ormone che si trova nel sangue ed è prodotto dalle cellule beta del pancreas. Svolge funzioni fondamentali per l’organismo in quanto fa in modo che le nostre cellule possano utilizzare il cibo che ingeriamo trasformandolo in energia e regola, tramite il fegato, la quantità di zuccheri (glicemia) e di grassi presenti nel sangue. Se la quantità di zuccheri nel sangue aumenta, il pancreas secerne una maggiore quantità di insulina, favorendo così l’ingresso del glucosio nelle cellule e mantenendo la glicemia nell’ambito della norma. Si possono creare condizioni patologiche di resistenza insulinica, per cui l’insulina non riesce più a far usare in modo efficiente tutto il glucosio alle cellule, e il pancreas allora tende a produrre più insulina per mantenere normale la glicemia, anche se con valori un poco più alti rispetto a quelli normali. Tuttavia ad un certo punto tale meccanismo diventa inadeguato, il livello degli zuccheri nel sangue aumenta ed insorge il Diabete tipo 2. 

Cosa fare per tenere sotto controllo la glicemia
Per tenere sotto controllo questo importante parametro è necessario mantenersi in forma e perdere il peso eccessivo mangiando in modo sano, limitando l’apporto calorico e aumentando l’attività fisica. Questo è il metodo migliore per aiutare l’organismo ad utilizzare l’insulina nel modo più efficiente, specialmente in età giovane-adulta ma anche in quella anziana.Per tenere sotto controllo il Diabete di tipo 2 bisognerà eseguire periodicamente esami del sangue per la determinazione della glicemia, dell’emoglobina glicata e delle urine. E’ fortemente auspicato il controllo domiciliare di glicemia e glicosuria, che può essere fatto agevolmente utilizzando apposite strisce reattive. 

L’autocontrollo domiciliare della glicemia
Una persona diabetica può oggi misurare la propria glicemia a domicilio e interpretarne i risultati, avvalendosi, quando necessario, dell’aiuto del “caregiver”.
L’autocontrollo domiciliare deve essere eseguito da tutti i diabetici, con modalità e frequenza differenti in relazione alla terapia ed alle condizioni cliniche. Conoscere la propria glicemia è condizione essenziale per conoscere il proprio Diabete. Gli strumenti per eseguire l’automonitoraggio sono: pungidito a scatto con relativi aghi e reflettometri o glucometri, per la lettura delle strisce reattive. Esistono anche strisce a lettura diretta, consigliabili nei soggetti con minore compliance. L’automonitoraggio si effettua tramite la puntura di un polpastrello per ottenere una goccia di sangue da applicare sulla striscia reattiva, che verrà analizzata direttamente o dal glucometro. Questo strumento permette la registrazione dei dati raccolti, che devono essere discussi con il Medico di famiglia o con uno Specialista. La frequenza consigliata dei controlli va stabilita caso per caso, in base alla stabilità del quadro clinico, all’osservanza delle norme da parte del Paziente, all’eventuale cambiamento di ambiente di vita o delle abitudini nutrizionali o della terapia associata, ecc. La glicemia domiciliare potrà essere eseguita in occasione di qualsiasi improvvisa modificazione clinica o comparsa di nuovi sintomi e sarà di grande aiuto per la diagnosi e per la cura.In condizioni normali, sarà possibile eseguire nello stesso giorno un controllo glicemico al mattino a digiuno, due ore dopo il pranzo e alla sera prima di andare a letto, con periodicità dei controlli che sarà definita in base alla valutazione clinica generale, tenendo conto dei valori di glicemia. In condizioni stabili potrà bastare una volta alla settimana o ogni 10 o più giorni.
L’istruzione del Paziente ad effettuare correttamente e periodicamente la glicemia è di fondamentale importanza. Ogni caso avrà necessità di indicazioni ad hoc, evitando però il cosiddetto accanimento nell’esecuzione dei controlli glicemici, specie nei soggetti più anziani. Recentemente numerose ricerche pubblicate su riviste prestigiose hanno confermato l’inutilità di un controllo glicemico intensivo in Pazienti anziani con Diabete tipo 2. Nonostante il miglioramento dei valori medi di emoglobina glicata, non si è osservata alcuna riduzione di eventi cardiovascolari maggiori, morte o complicanze microvascolari. Tali osservazioni confermano quanto già evidenziato negli anni scorsi dagli studi che hanno fornito indicazioni preziose per meglio definire l’atteggiamento terapeutico più corretto da seguire nel Diabete di tipo 2. L’insegnamento più importante è che una terapia eccessivamente aggressiva, basata su un controllo intensivo in diverse giornate dei valori di glicemia in Pazienti di età avanzata, produce risultati diversi da quelli sperati, a causa del rischio di ipoglicemia e degli effetti collaterali delle varie terapie di combinazione, più facili a manifestarsi in una popolazione caratterizzata da una spiccata fragilità e dalla combinazione, a volte complessa, di varie patologie.
I risultati degli studi non devono dissuadere dalla ricerca nelle persone anziane diabetiche di un buon controllo della glicemia, ma il valore di glicemia e di emoglobina glicata da raggiungere, il tempo per conseguire l’obiettivo e la strategia terapeutica da adottare, devono essere stabiliti sulla base di un’attenta valutazione del singolo Paziente. Nella grande maggioranza dei casi non è opportuno mirare alla assoluta normalizzazione dell’emoglobina glicata o della glicemia, adeguando la strategia terapeutica alle caratteristiche cliniche dei singoli Pazienti, tenendo in debito conto l’età, la durata della malattia, il peso corporeo, la presenza di obesità addominale, la concomitanza di complicanze e le patologie associate.

(fine prima parte)




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